Oggi Alessandro Gilioli nel suo blog segnala un’intervista di Luciano Violante su La Stampa, intervista che evidenzia quella che sarà la strategia elettorale designata del Partito Democratico: chi non la pensa come loro è populista.
Nelle parole di Violante, è populista Grillo (il precursore), populista il giudice Ingroia e i suoi pari, populista Di Pietro, populista persino il giornale “Il Fatto Quotidiano” nonché populista Michele Santoro.

La fatidica paroletta “populismo-populista”, nel breve pezzo, viene ripetuta la bellezza di tredici volte. Se fossimo Google, sarebbe una bella keyword. E forse lo è: una paroletta estratta da severi brainstorming tra addetti alla comunicazione, la parola chiave per mettere a tacere chi si oppone al pensiero unico finanziario-liberista nonché alla presa di potere piddina. Un vocabolo inoltre di facile presa sul pubblico, insomma un’operazione di comunicazione in pieno stile berlusconiano.

Per il momento, l’accusa è rivolta a chi mette in discussione, con le parole o con i fatti (vedi i giudici), il governo del Presidente. Ma non abbiamo dubbi che si presterà benissimo ad infamare -perché di questo si tratta- chiunque proponga alternative al ferreo sistema vigente. Da chi critica l’Europa o l’euro, a chi avrà da obiettare su rigassificatori e trivelle tanto cari a Bersani e a Passera; da chi invoca pulizia nella classe politica, a chi mette in discussione lo sviluppo a suon di cemento; da chi ha qualcosa da ridire su liberalizzazioni e privatizzazioni, a chi difende il welfare state; da chi vorrebbe fermare le svendite delle proprietà pubbliche, a chi propone la ridiscussione del debito; da chi suggerisce il salario sociale a chi vuol porre un freno alle spese militari.

In pratica, chiunque proponga qualcosa di sinistra è un populista. Ricordatevelo, quando andrete a votare. O siete di sinistra e quindi populisti, oppure votate per il Pd. Le due cose, e non da oggi, sono incompatibili.