Sembrano lontani i tempi in cui allo stand della tombola si registrava il tutto esaurito e alle tavolate si stava stipati, mentre tutt’intorno era un trionfo di crescentine e pugni chiusi. Kermesse rossa in bilico tra sagra di paese e comizio politico, rito di mezza estate capace di resistere a sessant’anni di storia e governi, oggi la Festa dell’Unità si trova costretta a fare conti con una crisi che è economica e al tempo stesso d’identità. Gli incassi calano con punte del 25%. E anche in Emilia, cuore rosso dell’Italia, lo zoccolo duro dei volontari si riduce. Mentre le nuove generazioni latitano, mettendo a rischio le edizioni future.

Sì, perché se dalla prima “scampagnata” di Mariano Comense del 1945, la Festa dell’Unità è sempre stata capace di richiamare nelle cucine dei ristoranti centinaia di militanti, in nome della partecipazione popolare, nel 2012 la forza aggregante della manifestazione messa in piedi dal partitone sembra aver perso un po’ dell’antico smalto. “Il problema esiste da tempo: ormai non c’è più un ricambio completo degli anziani che si spengono” mette in chiaro Lele Roveri.

Organizzatore di eventi prestato alla politica, Roveri da anni tiene le redini della Festa dell’Unità provinciale di Bologna, una delle poche ad aver mantenuto il nome originario, rifiutando l’ etichetta di Festa Democratica, imposta, tra mille resistenze, nel 2008.  Un’iniziativa, quella bolognese, che mette in campo circa 5 mila volontari interni al partito, e altri mille esterni, provenienti da altri soggetti, come Avis o Arci. “Noi stiamo cercando di colmare il divario tra chi esce e chi entra chiedendo aiuto alle associazioni: loro ci danno una mano ai ristorante e agli stand in cambio ottengono visibilità e spazio”.

Ma il problema non sta solo nella riluttanza dei giovani. “La crisi c’è e si fa sentire anche tra i nostri stand – continua Roveri – e se l’affluenza rimane in linea con gli anni passati, è vero anche che la gente spende sempre meno”. Per questo a Bologna il Pd ricorre ai menù fissi a 10 euro, ai prezzi congelati, e ai concerti gratuiti. Una scappatoia per riuscire a cavarsela in tempi di vacche magre: “Stiamo provando ad abbassare anche il prezzo dei parcheggi. Del resto il giorno in cui non riusciremo più a coprire le spese, che oggi si aggirano intorno ai 4 milioni di euro, dovremo fermarci e riflettere se portare avanti ancora questa esperienza”.

Spostandosi lungo la via Emilia, cambiano i nomi delle feste ma non le difficoltà. In provincia di Reggio Emilia, quest’anno il Pd locale ha messo in piedi “Albinea in Festa”, cercando di trovare un punto di equilibrio tra tradizione e innovazione. “Per la prima volta  – spiega Nico Giberti, segretario quarantenne di Albinea – ho ridotto le serate di liscio per dare spazio ad altre iniziative, come spettacoli di teatro civile o dibattiti sulla lotta alla mafia”. Insomma, meno tortellini e più impegno. “È un percorso che stiamo portando avanti piano piano, per ovviare al problema dei giovani – continua il segretario – e, anche se la forza dei pensionati è ancora determinante, l’investimento per ora sembra funzionare. Abbiamo una buona squadra di attivisti e iscritti di ogni età, e anche gli incassi, tutto sommato, non sono andati male: abbiamo avuto un riduzione del 5%”. Una percentuale rassicurante se si guarda il dato nazionale. “A parità di presenze, negli ultimi anni abbiamo registrato un calo medio che va dal 10% al 25%” fanno sapere dalla sede nazionale di Roma.

Dati toccati con mano da chi lavora sotto i tendoni delle tante feste di paese. Qui, a fine serata, l’umore non è sempre altissimo. C’è chi, sottovoce, lamenta un eccessivo immobilismo: “Così non si può andare avanti. Se non si tentano strade diverse, qui chiudiamo”.  Ad Anzola dell’Emilia ha fatto discutere il caso di una volontaria “storica”, che ha riversato tutto il suo malumore su una lettera affissa alla festa della frazione di San giacomo del Martignone, parlando di “sbiadimento di valori e ideali” e dell’assenza di nuove leve. 

Ma da Roma, il responsabile Feste ed eventi del Pd, Lino Paganelli invita a non generalizzare. “Non ho segnali che indicano una generale crisi di partecipazione. Anzi, in un clima di distacco dalla politica, le Feste democratiche rimangono ancora un momento di partecipazione e aggregazione importante. Forse vanno di meno le feste che puntano solo sulla cucina, ma il panorama è vario e ogni manifestazione ha la sua peculiarità. Dipende da territorio a territorio”.