Impiegati semplici venduti come personale specializzato con competenze e conoscenze avanzate. Risultato: spreco di denaro pubblico che, sulla carta, deve finire nelle casse della Mds di Gianfranco Mozzali, già uomo di fiducia di Pierangelo Daccò, facilitatore della sanità lombarda accusato di corruzione assieme al presidente Roberto Formigoni nell’inchiesta sulla Fondazione Maugeri. Ma anche superconsulenze affidate a ultrasettantenni che sono in pensione è vero, ma, e il particolare non pare secondario, risultano anche amici di chi l’incarico lo decide.

Siamo al San Carlo Borromeo, uno degli ospedali più grandi di Milano. E ci troviamo di fronte a un bell’esempio (si fa per dire) di sanità alla milanese. Quella che dal 2008 piazza alla direzione generale Antonio Mobilia. Nomina quanto mai politica (Mobilia è uomo caro ai La Russa), visto che il nostro, già all’epoca, arriva terz’ultimo nella graduatoria dei dg dell’area metropolitana. Nulla cambia nel 2010. Mobilia incassa la conferma. Altri due anni. Da valutare il prossimo dicembre? No perché il giro di valzer di 10 dg, comunicato ieri dallo stesso Formigoni, sposta Mobilia all’Asl 2 di Milano.

Nel frattempo dagli archivi del San Carlo spuntano delibere e gare d’appalto che certificano quantomeno una gestione poco attenta dell’ospedale. Tutte carte che, naturalmente, portano in calce la firma di Antonio Mobilia, il quale, prima di atterrare sulla poltrona del San Carlo, ha diretto, per dieci anni, l’Asl Città di Milano, la più grande d’Italia con un bilancio annuo di 2,4 miliardi di euro. All’epoca il larussiano Mobilia si tiene accanto Giuseppe Grisolia, classe ’39, calabrese di Amendolara (Cosenza). I due lavorano fianco a fianco per anni. Tanto che nel 2009, a nomina incassata, il neo dg del San Carlo chiama l’amico di sempre, riservandogli una bel contratto di consulenza (circa 30mila euro) rinnovato anno dopo anno e confermato anche per il 2012.

Nel maggio 2011, lo spartiacque: Giuseppe Grisolia da Amendolara dall’oggi al domani si ritrova in mano la gestione di buona parte dei lavori che riguardano l’ospedale. La delibera parla, infatti, “di controllo delle attività di pianificazione strategica della Direzione in considerazione della necessità di mantenere il monitoraggio costante circa gli stati attuativi e di avanzamento dei lavori”. Si tratta di opere “ammesse al finanziamento da parte della Direzione generale sanità della Regione Lombardia”. Ufficio retto per oltre dieci anni da Carlo Lucchina, fedelissimo di Formigoni e come il governatore lombardo indagato nell’inchiesta Maugeri.

Sanità alla milanese, si diceva. E così Grisolia, con un contratto di appena 25 ore settimanali, si ritrova per le mani la gestione di progetti milionari. Tra questi la progettazione di tre sale operatorie (3 milioni di euro), i lavori per il nuovo atrio (un milione e mezzo) e per la manutenzione degli ascensori (due milioni), per non parlare dei service che gestiscono la cucina, il calore (circa 55 milioni), e anche l’eliporto, il cui impianto antincendio costa 10mila euro al mese ed è affidato all’Elisicilia. Insomma, non male per un 73enne in pensione.

Ombre e sospetti, ma (ad oggi) nulla di penalmente rilevante. Resta la poca accortezza della direzione generale. Certificata, in questo caso, dalla procedura negoziata per portare al San Carlo due impiegati “specializzati in linguaggi di programmazione, contabilità analitica e capacità di gestione dei flussi intercorrenti tra le varie unità operative”. Questo recita la delibera del 24 agosto 2010 che ai nastri di partenza mette cinque società. Di queste, due (la Mds e la Periplo srl), oltre a essere riconducibili alla medesima persona, rientrano nell’inchiesta della procura di Milano sui fondi neri sottratti dalle casse della Fondazione Maugeri.

Dominus è Giancarlo Mozzali (recentemente scarcerato), il quale, riassumono i magistrati, operava fianco a fianco con il direttivo amministrativo di Maugeri, e “lo supportava nella sua attività e nei rapporti con Daccò” per individuare “le società italiane ed estere alle quali trasferire le somme di danaro della Fondazione Maugeri”. Di più: secondo l’accusa Mozzali utilizzava sia la Mds sia la Periplo “per operazioni commerciali fittizie con cui fornire apparente giustificazione ai trasferimenti all’estero delle somme di danaro della Fondazione Maugeri”. Va detto che la Mds fino al 2008 ha controllato la Periplo. Dopodiché le quote passano alla lussemburghese Sib investments S.A., quindi alla maltese Sib limited.

Nel frattempo, la partita degli impiegati specializzati si conclude il 12 ottobre 2010. Vince la Mds che si impegna a fornire due persone per un prezzo totale di 200mila. Durata 15 mesi. Sembra finita. Ma si va ai supplementari. L’intero pacchetto, infatti, viene bloccato dal direttore amministrativo Maurizia Ficarelli. In sostanza Mds avrebbe fornito solo impiegati ordinari (di concetto si direbbe) reperibili attraverso una semplice agenzia di lavoro interinale a metà del prezzo. Pochi giorni fa la stessa dottoressa Ficarelli è stata rimossa dal suo incarico.

Tutto questo capita in Lombardia, culla della sanità d’elite, in uno degli ospedali più importanti, la cui storia recente si intreccia con le ultime inchieste giudiziarie che hanno riguardato il San Raffaele e la Maugeri. Da un lato attraverso i rapporti tra Mario Cal (presidente della ospedale e morto suicida il 18 luglio scorso) e lo stesso Mobilia, all’epoca in cui era direttore dell’Asl. Dall’altro a causa dell’ingombrante figura di Pierangelo Daccò che, a compulsare fonti interne al San Carlo, ebbe un ruolo (solo indiretto) nella nomina del fratello Renato Moreno Daccò a direttore del Pronto soccorso. Tutto avviene in una notte. Con la delibera numero 1318 del 15 dicembre 2010 che prevede l’inizio dell’incarico quinquennale per il giorno successivo. Chi, allora, frequentava i corridoi della direzione racconta di un Mobilia in affanno e preoccupato perché “a Pierangelo (Dacco’, ndr) non si può dire di no”.