Presente sul mercato da oltre 15 anni, il condom femminile è un metodo contraccettivo ancora poco diffuso. Per conoscere le caratteristiche e i vantaggi di questa guaina trasparente (lunga circa 17 cm), abbiamo intervistato Daniela Colombo, presidente di Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo). L’organizzazione, che da 30 anni si occupa dei diritti delle donne, ha aderito ufficialmente alla campagna internazionale per il preservativo femminile, ‘Paper Dolls’ l’11 luglio scorso, in occasione del summit londinese sul Family Planning. L’iniziativa, avviata nel 2011, ha come protagoniste quattro bambole di carta – Zawadi (che in Swahili significa ‘dono’) Juan, Aurora e Sookja – che da circa un anno stanno facendo il giro del mondo per comunicare l’importanza del condom femminile. In Italia, le prime ‘paper dolls’ sono state inviate da Aidos ai ministri Riccardi, Fornero, Terzi, Balduzzi, Clini e ai segretari dei partiti. L’iniziativa, completamente autofinanziata, è stata realizzata grazie al supporto di una ong olandese – WFP Rutgers – che ha donato all’associazione le bambole di carta. La chiusura della campagna è prevista per il primo dicembre (giornata mondiale contro l’Aids), per sottolineare il duplice ruolo del preservativo femminile: come anticoncezionale e come strumento sicuro per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Vista l’assenza del governo italiano al Summit di Londra, qual è il ruolo di Aidos nell’ambito della campagna ‘Parer Dolls’?
“La campagna è un tentativo che abbiamo deciso di fare, non solo per promuovere il finanziamento di programmi e progetti di sviluppo che rendano accessibili i contraccettivi alle donne nei paesi più poveri, ma anche per portare allo scoperto le organizzazioni cattoliche progressiste che su questa tematica non osano pronunciarsi. Il fatto che questo governo non sia stato invitato a partecipare al Summit vuol dire che l’Italia su questa materia è considerata alla stregua di Malta, che segue esclusivamente le politiche del Vaticano”.

Quali sono i dati sull’uso del preservativo femminile in Italia?
“In Italia, da anni non vengono pubblicati dati sull’uso dei contraccettivi. I dati riportati dai media parlano di solo un 16% delle ragazze e donne che ne fanno uso. Non si hanno dati sull’uso dei preservativi. Su questi ultimi si fa pubblicità, ma sugli altri mezzi c’è silenzio, come se il loro uso fosse clandestino”.

Quali altre iniziative la vostra associazione sta portando avanti per promuovere l’uso del condom femminile?
“La campagna vera e propria inizierà a settembre e sono già previsti vari interventi durante i quali saranno distribuite le ‘paper dolls’ su cui scrivere un messaggio. Tra l’altro a metà novembre lanceremo l’edizione italiana del rapporto dell’Unfpa su ‘Lo Stato sulla Popolazione nel Mondo 2012’, dedicato al family planning”.

I ministri e i partiti cui sono state inviate le prime ‘paper dolls’ hanno risposto?
“A parte alcuni/e parlamentari del Pd – Mogherini, Marcenaro e Marinaro – non abbiamo ancora avuto risposta dagli altri politici, Ministri e Segretari di partito. Faremo nei prossimi giorni un re-call alle loro segreterie e pubblicheremo i risultati e le pagelle a settembre”.

Cosa pensano le donne del preservativo femminile?
“Nei paesi dove il preservativo femminile è diffuso – dalla Nigeria all’India, dal Camerun alla Malesia – le reazioni sono state molto positive, perché dà alle donne il controllo sul proprio corpo e sulla propria sessualità. In Europa è particolarmente popolare in Olanda. Recentemente l’Organizzazione mondiale della sanità ne ha preregistrato un paio; questo significa che le agenzie Onu li potranno acquistare e distribuire nei loro programmi di assistenza alle popolazioni”.

Il 17 luglio la comunità virtuale Avaaz.org ha lanciato una petizione per promuovere il preservativo anche in Italia. Cosa ne pensa?
“Ringraziamo la donna che ha preso questa iniziativa. Le firme raccolte saranno inviate al Ministro della sanità (dal quale aspettiamo una bambola con un messaggio….). Ci auguriamo che i media riprendano l’argomento. In Italia c’è bisogno di educazione sessuale e riproduttiva. Tra l’altro l’infertilità maschile e femminile è spesso dovuta a malattie trasmesse sessualmente in giovane età. Troppe adolescenti rimangono incinte quando sono ancora sui banchi di scuola. Ci fanno orrore i feti e i bambini gettati nei cassonetti, ma vorrei sottolineare che la soluzione non deve essere aprire ‘La ruota’ in tutti gli ospedali. Questo ci riporterebbe all’800. Torno a ripetere: l’unico strumento sicuro per evitare l’aborto e per impedire una gravidanza non desiderata è la contraccezione moderna e il preservativo femminile è uno strumento particolarmente adatto alle donne”.