Luca Caselli, sindaco di Sassuolo in provincia di Modena, lascia il suo partito: il Popolo della Libertà. La decisione è stata annunciata nella maniera che oggi i politici sembrano preferire, su Facebook, attraverso un post di poche righe che ha scatenato, nell’immediato, un centinaio di commenti solidali nei confronti di un amministratore che nella sua città, dagli elettori, è considerato un po’ come un campione antico. Un eroe che, tre anni fa, ha conquistato una delle fortezze del centrosinistra cambiando il colore del vessillo cittadino da rosso a azzurro. E che oggi vuole essere un “indipendente”.

“Credo che non rinnoverò la tessera del Pdl – scrive su Facebook – e che non farò altre tessere per un po’. Sinceramente mi dispiace, ma dopo aver militato per quasi 25 anni in un partito oggi ho veramente il vomito”. Le polemiche in seguito al suo annuncio, ovviamente, non si sono fatte attendere ma il primo cittadino di Sassuolo è intervenuto nuovamente per dissipare ogni dubbio. “Sono grato al Pdl per la mia elezione – ha chiarito stamani sul social network – e non intendo prendere altre tessere. Rimango il primo sindaco di Sassuolo di tutti i tempi senza tessera di partito. Non rinnego nulla ma non ho intenzione di avallare scelte politiche che non condivido”.

Una decisione consapevole, già in odore da diverso tempo, dovuta a malumori e amarezze che si sono accumulate nei confronti della gestione nazionale e locale di un partito, quello della libertà, che oggi offre un panorama “desolante” ai suoi elettori. Fatto di scontri intestini e poca chiarezza nelle scelte prese a tutti i livelli. Di “immobilismo” politico, spiega Caselli, contattato telefonicamente da ilfattoquotidiano.it.

A Modena, dove “c’è stato un congresso conflittuale con strascichi anche peggiori. Quando ho annunciato la mia decisione nessuno dall’Emilia Romagna mi ha chiamato per parlarne, ho ricevuto una sola telefonata e proveniva da Roma. Questo perché, senza un motivo apparente, mi sono ritrovato ad avere più nemici nel mio partito che all’opposizione”.

E a Roma, dove “prima si annunciano le primarie, poi si dice di candidare Berlusconi senza primarie. Non mi sembra un atto di coerenza”. Lui che per primo aveva puntato il dito contro l’ex premier perché “il bunga bunga ci ha rovinati” e “ha portato via credibilità al nostro partito” oggi non esita a togliersi un sassolino dalla scarpa, come uomo senza bandiera, indipendente. “Io non ho nulla contro Berlusconi – spiega – ma se da Arcore fa saltare le primarie, circondato da uno stuolo di Yes man pronti a dire sì a qualunque sua proposta, allora non ci sto più. Non voglio cedere a decisioni del partito che disapprovo”.

Di quello stesso partito che dalle dimissioni del suo leader naviga in acque mosse, “con troppe anime”, secondo Caselli, “senza dialogo e comunicazione”. Popolato di voci, gli ex An, i super liberal, i berlusconiani, che si fanno la guerra. “E le idee dove stanno? – chiede Caselli – io, che vengo da una delle correnti di An, perché ce ne sono diverse all’interno del Pdl, cos’ho da condividere con loro? Forse l’anti comunismo, però io non mi schiero con gli ‘anti’ ma solo con i ‘pro”.

Così come da sempre esistono gli indipendenti di sinistra, da oggi in avanti Luca Caselli, 40 anni, avvocato, governerà come un “indipendente di destra”, elevando a suo partito quella città, Sassuolo, per la quale ha sempre voluto lavorare. “Il Pdl ha smarrito la bussola, ma non lo rinnego, non faccio come Schettino che abbandona la nave, rimango un sindaco in quota Pdl ma rivendico il diritto di non fare la tessera”.

“Sono stanco – spiega – di vertici politici assolutamente fuori dal mondo reale e penso che le persone e le idee vengano prima delle tessere di partito. Per questo, per governare meglio Sassuolo in questi ultimi due anni mi spoglio della mia”.

Dopo di che, alla scadenza del mandato, quando verrà il momento di pensare a una ricandidatura, “allora farò una riflessione. Che sarà politica ma non solo, anche personale. Se ci saranno le condizioni per un secondo mandato ben volentieri – spiega il sindaco – ma dopo aver visto per una vita persone abbarbicate alle loro poltrone, beh, è dignitoso anche tornare a fare l’avvocato”.