Marcello Dell’Utri è indagato con l’accusa di estorsione nei confronti dell’ex premier Silvio Berlusconi. La notizia, rilanciata dall’Ansa, si lega alla convocazione da parte dei pm di Palermo che indagano sulla trattativa Stato-mafia a carico del cavaliere di Arcore e riguarda, in particolare, una “estorsione politica” , portata nel 1994 dallo stesso senatore al capo della Fininvest.

IL CAVALIERE TESTIMONE NEL PROCESSO BIS A DELL’UTRI

L’ex premier doveva presentarsi lunedì 16 luglio ma ha opposto un legittimo impedimento. Nel frattempo, oggi è ripartito il processo bis in Appello contro il senatore, dopo che in marzo la Cassazione ha annullato la sentenza di Appello e disposto un nuovo dibattimento. Il procuratore generale che rappresenta l’accusa, Luigi Patronaggio, ha chiesto che venga sentito come testimone proprio l’ex presidente del Consiglio. “In questo processo – ha detto Patronaggio non è mai stata sentita la persona offesa dal reato: Silvio Berlusconi, che nel 2002, essendo indagato di reato connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere”. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Dell’Utri avrebbe fatto da intermediario tra Berlusconi, all’epoca imprenditore, e Cosa Nostra facendo da tramite presso Berlusconi alle richieste estorsive dei clan. “La giurisprudenza è cambiata – ha detto Patronaggio – perché gli indagati di reato connesso la cui posizione è stata archiviata non possono più avvalersi della facoltà di non rispondere e tutt’al più possono essere sentiti nella forma del testimone assistito”. Il magistrato – la cui richiesta, come tutte le altre richieste di prova che comportano una riapertura dell’istruttoria dibattimentale, dovrà essere valutata dalla corte – ha annunciato che intende chiedere all’ex premier se e quando venne minacciato dalla mafia, come e attraverso chi pagò prima per proteggere i suoi familiari, poi per avere l’autorizzazione ad installare le antenne di Mediaset. Per chiarire ulteriormente il quadro tra le varie richieste istruttorie il pg dovrebbe chiedere di sentire diversi pentiti. Tra questi Stefano Lo verso. “L’imputato Dell’Utri – ha proseguito Patronaggio – ha sempre tenuto un costante collegamento con Cosa nostra che gli ha portato notevoli vantaggi sia personali che nella sua carriera politica”. Patronaggio ha ricordato le dichiarazioni del pentito Giovanni Brusca che aveva detto ai magistrati: “Dopo l’omicidio di Salvo Lima il suo ruolo di mediatore fu preso da Vito Ciancimino prima e da Marcello Dell’Utri dopo”. Secondo il magistrato, Dell’Utri – che nel frattempo ha lasciato l’aula per tornare al Senato – “ha tenuto un immutato atteggiamento di contiguità con Cosa nostra, dagli anni Settanta in poi”.

LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Nell’ambito dell’inchiesta palermitana sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, invece, Berlusconi sarà ascoltato come semplice testimone con l’obbligo, in questo caso, di rispondere. Questa la comunicazione arrivata ai suoi avvocati. Prima data fissata: due giorni fa, lunedì 16 luglio. L’ex premier però ha opposto una questione di legittimo impedimento per “impegni già presi in precedenza”. E proprio in queste ore sono in corso contatti tra la procura e i suoi legali per fissare al più presto una seconda data. Alla base del colloquio programmato dalla procura di Palermo alcune spese effettuate dal Cavaliere a favore dei Circoli della Libertà, Marcello Dell’Utri. Nel mirino anche diversi prestiti infruttiferi fatti sempre a favore del senatore di Forza Italia.

LA VILLA SUL LAGO DI COMO: B. LA PAGO’ VENTI MILIONI

Il filone per il quale è stato chiamato il Cavaliere resta il più riservato di tutta l’indagine sulla trattativa. In particolare i pm vorranno chiedere conto a Berlusconi di quei venti milioni di euro pagati all’amico Marcello per l’acquisto di una villa che, conti alla mano, ne valeva la metà. Denaro, questa è l’ipotesi dell’accusa, che potrebbero essere il conto di un’estorsione. Vittima il Cavaliere. C’è di più: da quanto si apprende lo stesso Berlusconi potrebbe essere stato vittima di un ‘altra estorsione, questa volta politica, all’epoca in cui, nel 1994, era presidente del Consiglio. Al centro sempre la trattativa Stato-mafia.

In questa indagine, lo stesso Dell’Utri è già indagato insieme a Nicola Mancino, al senatore Calogero Mannino e ai generali dei carabinieri Mario Mori e Antonio Subranni. Secondo le ipotesi investigative della procura, Dell’Utri sarebbe subentrato a Salvo Lima come mediatore nei confronti dei padrini siciliani.

A portare la citazione della procura ad Arcore è stata la Guardia di Finanza di Palermo. La stessa che nel marzo scorso si è presentata nello studio milanese del notaio Arrigo Roveda per sequestrare l’atto di compravendita della villa sul lago di Como. Atto firmato, guarda le coincidenze, alla vigilia della sentenza di Cassazione nei confronti di Dell’Utri. Sentenza, che, bocciando la condanna in Appello ha riaperto i giochi del processo. Perché tali coincidenze? Una di queste, ipotizzano i pm, è che in caso di condanna al senatore di Forza italia sarebbero stati sequestrati tutti i beni.

Appresa la notizia dai banchi del tribunale di palermo, Dell’Utri ha voluto precisare cifre e valore della casa sul lago di Como. “La villa? – ha detto ai giornalisti – . Io l’avevo messa in vendita due anni fa per 30 milioni e il valore è questo”. E ancora: “L’occasione di concretizzare c’è stata solo in quel periodo”. Dopodiché “ci ho perso perché l’ho venduta 20 e vale 30”. Mentre a chi gli ricorda che una perizia del ’94 aveva valutato la villa attorno ai 9 milioni di euro, Dell’Utri ha ribattuto: “In quel periodo, 8 anni fa, la casa era ancora in costruzione e quindi il valore era sulla carta. Vale molto di piu’, lo ripeto”. 

IL CAVALIERE SMENTISCE

Ma sul tavolo del futuro colloquio ci sono tanti passaggi di denaro, circa dieci milioni di euro, che tra il 2008 e il 2011, sono transitati dai conti del Cavaliere a quelli di Dell’Utri. Lo scorso novembre lo stesso pm Ingroia ha acquisito diverse scoperte agli atti dell’indagine P3. Queste vengono messe alla voce “prestiti infruttiferi”.  Dal canto suo Berlusconi, attraverso una nota rilasciata da palazzo Grazioli smentisce su ogni fronte: “Tutte le dichiarazioni – si legge – attribuite stamani dal quotidiano ‘La Repubblica al Presidente Berlusconi, in merito alla vicenda di Palermo, sono destituite di ogni fondamento”.

L’INTERCETTAZIONE DI CARTOTTO

E sul caso pesa anche un’intercettazione. E’ quella di Ezio Cartotto, uno dei fondatori di Forza Italia. Anche Cartotto è stato convocato. Lui, però, prima pensa di chiamare Silvio. Lo fa attraverso la segretaria che lo chiama al telefono: “Sono Claudia – si ascolta – da palazzo Grazioli. L’appuntamento è per domani”. Cartotto così va ad Arcore. Con lui alcuni convitati di pietra: gli investigatori della Dia.

L’AVVOCATO LONGO: “PROCURA PALERMO COLABRODO”

“Questa procura di Palermo è un colabrodo”. Cosi’ l’avvocato e senatore del Pdl, Piero Longo, risponde a chi gli chiede un’opinione sulle polemiche legate alla convocazione di Berlusconi. “Nulla di quello che si fa in maniera fisiologicamente naturale e riservata resta tale, ma tutto viene fuori”. Anche la questione che ha riguardato il Capo dello Stato “non sarebbe nota se le vicende non fossero state esposte alla conoscenza del pubblico, ma solo a quella dei pubblici ministeri della difesa e del gip”. Alla domanda sul perché l’ex premier potrebbe essere convocato lo storico difensore del Cavaliere replica in punto di diritto: “Non conosciamo l’oggetto della testimonianza perché così prevede il nostro ordinamento e questo, a mio giudizio, è un errore perché il testimone potrebbe diversamente essere messo nelle condizioni di presentarsi con memoria rinfrescata sull’oggetto della richiesta. “Leggo ora sulle agenzie che ci sarebbe un’inchiesta in cui Marcello Dell’Utri sarebbe indagato per estorsione nei confronti del presidente Berlusconi”, chiosa il senatore per fare comprendere che il motivo per cui la procura di Palermo ha convocato Berlusconi come teste non si conosce.