Non ho gioito a lungo per l’affossamento dell’Acta, l’accordo che con la scusa della lotta alla pirateria avrebbe imbrigliato Internet in un sistema di controllo nelle mani dei soliti noti. Vedere le immagini dei 478 parlamentari che hanno rispedito al mandante il progetto (solo 39 i favorevoli e 165 gli astenuti) sventolando i cartelli “Hello Democracy – Goodbye Acta” ha immediatamente suscitato una sorta di malinconia. La stroncatura di Acta è un bell’esempio di democrazia agita: il tentato golpe è stato contrastato con iniziative pubbliche, appelli sul web, manifestazioni in piazza e atti dimostrativi un po’ in tutta Europa. E di fronte a tanta passione civile messa in campo dagli attivisti per le libertà digitali, guarda un po’, è successo che i parlamentari si sono allarmati, informati, si sono fatti un’opinione e l’hanno portata avanti. Coerentemente. In aula. Anteponendo la volontà dei cittadini agli interessi delle multinazionali e dei gruppi di potere che auspicano meno libertà (per i cittadini) in cambio di maggiori profitti (per loro).

La malinconia deriva dal fatto che, circoscrivendo il panorama all’Italia, tutto questo è pura fantascienza. Non solo perché le manifestazioni e le iniziative contro Acta nel nostro Paese sono state poche e per lo più ignorate dai media, ma anche (e soprattutto) perché stento davvero a trovare qualche ricordo di una simile sintonia tra pressione dell’opinione pubblica e azione della classe politica. A immalinconirsi è quella parte di me che aspetta ancora che i curricula spediti per le candidature ad AgCom siano letti da qualcuno. Che aspetta di vedere qualche parlamentare ascoltare (davvero) le opinioni di quei pericolosi sovversivi che abitano la Val di Susa prima di traforargli una  montagna di fianco a casa. Che attende di vedere una qualsiasi amministrazione comunale, provinciale o regionale disposta a rispettare la legge dello stato e applicare il referendum sull’acqua e i servizi pubblici votato più di un anno fa. Perché a guardare tutti questi fotogrammi in sequenza, si direbbe che il nostro paese sia già fuori dall’Europa. Più probabilmente, che non ci sia mai stato.