“Le nostre sentenze sono irrevocabili e vincolanti per tutte le istituzioni dello stato”. Così la Corte costituzionale ha risposto in una nota al decreto emanato ieri dal neo presidente egiziano Mohammed Morsi che ha deciso di riunire il parlamento rendendo nulla la sentenza della stessa Corte che lo scorso giungo aveva sciolto la Camera per un vizio di forma nella legge elettorale. L’organismo giudiziario – composto da membri del vecchio regime e ritenuto da molti analisti una costola del Consiglio Militare Supremo – si è riunito questa mattina in una sessione straordinaria dopo la mossa del neo presidente dei Fratelli Musulmani che apre una vera e propria crisi istituzionale dopo solo due settimane dal suo giuramento. Questa mattina il presidente della Camera, e alto esponente dei Fratelli, Saad El Katatni ha convocato la riunione del Parlamento per domani quando il suo partito sfilerà a piazza Tahrir a sostegno del presidente.

La legittimità di questa seduta resta però incerta visto che il garbuglio legislativo provocato dalle dichiarazioni sopracostituzionali (la prima a marzo 2011 e la seconda 2 settimane fa dopo la chiusura delle urne presidenziali) rendono la situazione sempre più tesa e paralizzata. Ma se la questione appare prettamente legislativa, dietro alla decisione di Morsi e alla reazione della Corte si cela il braccio di ferro per il potere che ormai da diversi mesi va avanti tra il Consiglio Militare Supremo e i Fratelli Musulmani. Infatti gli ikwhan in questi mesi sono stati protagonisti di un tira e molla istituzionale dopo aver perso il potere legislativo con il discioglimento del parlamento a maggioranza islamica per poi recuperare con la vittoria alle presidenziali.

“La decisione di Morsi potrebbe nascondere un accordo a breve termine tra i militari e la fratellanza – spiega Shadi Hamid, analista del Doha Brooking Center – in questo modo loro riprenderebbero il potere legislativo, che senza parlamento è di nuovo in mano all’esercito, mentre quest’ultimo potrebbe evitare un monopolio islamico con le nuove elezioni parlamentari che si terranno, secondo il decreto, 60 giorni dopo l’approvazione della Costituzione.” Per Mustafa Kamel, esperto politico dell’American University of Cairo, “la mossa di Morsi è totalmente illegittima in quanto non rispetta il sistema legislativo e apre un pericoloso precedente”. Inoltre, per Kamel, l’eventualità di nuove elezioni parlamentari potrebbe dare vita a uno scenario con un voto condotto sotto il monopolio istituzionale degli Ikhwan che “riprodurrebbe una situazione simile a quella del vecchio regime di Mubarak, quando il suo National Democratic Party era al comando di tutti gli organismi di governo”.

Intanto, mentre la crisi istituzionale continua, il Consiglio Militare – che ieri, poche ore dopo il decreto di Morsi, ha tenuto una riunione straordinaria – non ha rilasciato alcuna dichiarazione rendendo poco chiara la sua posizione rispetto alla mossa del neo presidente. I prossimi giorni saranno cruciali per capire se il decreto sia uno scacco matto all’esercito – come sostenuto da buona parte della stampa egiziana – o il frutto di lunghe trattative tra i due soggetti che detengono il potere nel paese. Sul piatto ci sono anche le nomine del nuovo governo che per il momento, dopo lunghe consultazioni, restano incerte ma cruciali per l’evolversi della situazione politica del paese.