Corruzione in Ucraina, arrestato il capo della Direzione giuridica di Zelensky
Viktor Dubovyk, capo della Direzione per la politica giuridica dell’Ufficio di Volodymyr Zelensky, è stato arrestato. Il 21 agosto l’Alta Corte anti-corruzione di Kiev ha accolto la richiesta della Procura specializzata anti-corruzione (Sapo) e disposto la custodia cautelare per il giurista, fissando in alternativa una cauzione di 7 milioni di grivne (poco meno di 134mila euro). Dubovyk è uno dei funzionari di vertice della struttura che ruota attorno al capo dello Stato finiti nell’inchiesta “Forrest Gump” condotta da Sapo e Nabu, l’Autorità nazionale anti-corruzione, contro una presunta “organizzazione criminale” della quale avrebbero fatto parte funzionari dell’Ufficio del presidente, parlamentari e altri esponenti delle istituzioni.
Nell’indagine, l’ultima in ordine di tempo a investire i vertici delle istituzioni ucraine, si intrecciano tre filoni. Il primo riguarda il presunto riciclaggio di 150 milioni di grivne (2,9 milioni di euro) in contanti destinati al pagamento della cauzione necessaria a scarcerare l’ex ministro dell’Energia Herman Galushchenko, arrestato a febbraio nell’ambito dell’inchiesta “Midas”. La legalizzazione del denaro – è questo il secondo filone – sarebbe avvenuta attraverso la banca di proprietà statale Sense Bank, della quale il gruppo avrebbe preso il controllo grazie alla connivenza di due suoi altissimi dirigenti. Nel terzo i magistrati hanno ricostruito una serie di operazioni di presunto “raiding“, ovvero l’acquisizione illegale di imprese e immobili attraverso documenti falsi, decisioni giudiziarie falsificate e interventi abusivi nei registri del ministero della Giustizia.
È questa terza parte dell’indagine che vedrebbe coinvolto Dubovyk. Secondo Nabu e Sapo l’organizzazione era finalizzata all’appropriazione di immobili di grande valore, attraverso l’accesso abusivo nei sistemi informatici del ministero della Giustizia e la falsificazione di decisioni giudiziarie e documenti di proprietà. Nell’autunno 2025, secondo gli investigatori, l’organizzazione avrebbe acquisito illegalmente due società con asset per 248 milioni di grivne (4,7 milioni di euro); una di queste avrebbe consentito di puntare a immobili nel centro di Kiev per oltre 500 milioni (quasi 9,6 milioni di euro). Nel maggio 2026 avrebbe poi tentato di impadronirsi di altri immobili per più di 207 milioni (3,9 milioni di euro).
La posizione di Dubovyk acquista peso soprattutto alla luce della sua storia professionale. Prima di approdare nello staff più ristretto del presidente, il giurista ha diretto dal 2020 al 2024 l’Ufficio per il contrasto al raiding del ministero della Giustizia, la struttura che esamina i ricorsi contro operazioni di registrazione sospette riguardanti immobili e società. Ovvero il settore nel quale, secondo i pm, l’organizzazione avrebbe cercato di manipolare registri, documenti e decisioni amministrative per consolidare le acquisizioni effettuate in maniera illegale.
Secondo quanto riferito in aula dal procuratore del Sapo, proprio questa esperienza avrebbe reso Dubovyk utile al gruppo: sfruttando la propria esperienza l’alto funzionario avrebbe fornito”consigli e istruzioni” su come agire nella commissione anti-raiding per bloccare i ricorsi di chi si vedeva sottratta la proprietà di società e beni immobili.
È questo il crocevia in cui, nell’ipotesi accusatoria, si sovrappongono il passato e il presente professionale di Dubovyk, che dal maggio 2024 guida il Direttorato per la politica giuridica del capo dello Stato, la struttura che fornisce supporto giuridico ai vertici della presidenza e che viene coinvolta attivamente nella preparazione di dossier legislativi e istituzionali. In questa veste Dubovyk partecipava all’elaborazione delle strategie della presidenza anche su dossier di livello internazionale. Il 27 febbraio 2026, ad esempio, Zelensky lo ha inserito nel gruppo di lavoro incaricato di elaborare le proposte per la partecipazione dell’Ucraina al gruppo Ocse contro la corruzione nelle transazioni internazionali.
A guidarla era Kyrylo Budanov, capo dell’Ufficio presidenziale, segretaria era Iryna Mudra, vicecapo dello stesso organismo indagata nell’inchiesta “Forrest Gump” e rimossa da Zelensky il 19 agosto, e tra i membri figuravano magistrati del livello del direttore del Nabu Semen Kryvonos, del capo del Sapo Oleksandr Klymenko, oltre a rappresentanti del governo e del Parlamento. Dell’organismo faceva parte anche Liudmyla Sugak, gia ministro della Giustizia ad interim, il cui nome compare nei materiali dell’inchiesta relativi alle decisioni sospette prese dalla commissione anti-raiding.