Sono passati 41 anni da quando la pillola contraccettiva è arrivata in Italia, eppure continua a essere poco amata e usata dalle donne italiane: solo il 16% infatti la adopera, preferendo invece coito interrotto e preservativo. Una situazione particolare quella del nostro Paese, che oltre a essere fanalino di coda in Europa per l’uso dei contraccettivi orali, ha anche un tasso di interruzioni volontarie di gravidanza (10,1 contro il 20,8 della Spagna) tra i più bassi, così come molto esiguo è il numero di figli messi al mondo (1,39 per donna in età fertile contro l’1,96 della Francia). Un paradosso che sorprende gli stessi medici, che hanno discusso del ‘caso Italia’ a Berlino in occasione di un recente summit per i 50 anni della pillola in Europa.

PILLOLA? NO GRAZIE , MEGLIO IL FAI DA TE – Escludendo che gli italiani possano avere sotto le lenzuola più problemi rispetto agli altri europei, per gli esperti alla base dello scarso utilizzo della pillola nel nostro paese sta la preferenza per metodi ‘alternativi’, come il coito interrotto e il preservativo appunto. I dati lo confermano: solo il 16% circa delle italiane in età fertile adopera la pillola, una percentuale simile a quella di paesi come l’Iraq e il Botswana, contro il quasi 59% delle portoghesi, il 52% delle tedesche, il 41,5% delle francesi. Più in particolare, secondo una ricerca dell’Eurisko, il 20% delle italiane preferisce il coito interrotto o metodi non ormonali, il 44% ha smesso di usare contraccettivi e il 15% non li ha mai presi. Solo il 21% ricorre a pillola, anello e cerotto.

LA PAURA DI INGRASSARE – E spesso il rapporto con il contraccettivo ormonale è difficile. Una donna su quattro infatti si dimentica di prenderlo in media due volte al mese e il 37% lascia la pillola per disturbi o problemi nel 71% dei casi. Un vero ‘tarlo’ per le donne è il timore di prendere peso o di avere ritenzione idrica, anche se da tempo i medici non fanno altro che assicurare che questi effetti indesiderati sono oggi superati grazie a dosaggi ridotti e ormoni come il drospirenone, attualmente il più usato al mondo.

“PENULTIMI IN INNOVAZIONE” – Non sorprende quindi, come hanno rilevato i ginecologi italiani riuniti a Montecatini Terme, che l’Italia sia il penultimo Paese in Europa per innovazione dei metodi contraccettivi. ”L’Italia non ha ancora sostituito i metodi contraccettivi tradizionali, come il preservativo e il coito interrotto, con quelli più tecnologici ed efficaci disponibili – spiega Massimo Moscarini, presidente dell’Associazione dei ginecologi universitari italiani (Agui) – Una situazione che pone il nostro Paese in una posizione di forte ritardo rispetto agli altri a sviluppo demografico avanzato”.

LE FALSE CONVINZIONI – Il quadro si fa ancora più ‘fosco’ se ci si inoltra nel mondo delle adolescenti. Il 37% delle ragazze vive la sua prima volta con il sesso senza usare alcuna precauzione. ”I giovani sono pieni di false convinzioni – spiega Nicola Surico, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) – Il 27% crede che la pillola sia adatta solo alle maggiorenni, il 23% pensa che la visita ginecologica sia impossibile per una ragazza vergine. Noi riteniamo che coinvolgere sia maschi che femmine sia determinante per promuovere una vera e propria alfabetizzazione alla salute e alla promozione di stili di vita corretti anche in campo sessuale”.

Ma se le italiane e gli italiani, nonostante la nomea di latin lover, sono così ignoranti e inesperti in materia, la colpa è anche delle famiglie e delle istituzioni. Il sesso continua a rimanere un argomento tabù, visto che una famiglia su tre non ha mai affrontato il tema e due terzi dei genitori hanno difficoltà a parlarne con i figli, soprattutto per imbarazzo. A questo si sommano le scarse conoscenze che gli adulti hanno della materia, come rileva un sondaggio della Sigo, da cui emerge che solo il 12% sa che la pillola è sicura praticamente al 100%, mentre il 46% crede che vada prescritta solo alle ragazze maggiorenni, il 25% confida nei metodi naturali come opzione valida per i giovanissimi e il 22% non ritiene che il preservativo sia una protezione efficace contro le malattie sessualmente trasmissibili.

Del resto bisogna pensare che è del 1910 la prima proposta di legge che tentò di introdurre nelle scuole italiane l’educazione sessuale come materia scolastica: non passò, e da allora le cose non sono cambiate, visto che le lezioni su procreazione e contraccezione vengono lasciate al buon cuore di presidi e insegnanti nelle scuole. E i risultati si vedono.