Va a Rimini la maglia nera per gli illeciti legati al cemento in Emilia-Romagna. Delle 145 infrazioni accertate nel 2011 in tutta la regione e suddivise provincia per provincia, ben 42 arrivano dal territorio riminese, dove sono state denunciate 73 persone su un totale di 248 ed eseguiti 23 dei 67 sequestri (24 a Ravenna).

I reati collegati al ciclo dei rifiuti, invece, a livello regionale sono stati 234 (455 le denunce, oltre a un arresto e 103 sequestri) e in questo caso chi ne subisce di più è Bologna: nel capoluogo e dintorni sono state accertate 66 infrazioni (l’1,2% del totale nazionale, un dato stazionario rispetto all’anno scorso) e denunciate 283 persone.

È quanto emerge dal rapporto “Ecomafia 2012” di Legambiente, elaborato su dati forniti dalle forze dell’ordine. Per il 2011, il rapporto colloca l’Emilia-Romagna (stabile rispetto all’anno scorso) all’11esimo gradino nella classifica nazionale dell’illegalità (in Italia gli ecocriminali nel 2011 hanno accumulato 16,6 miliardi di euro) con 1.030 infrazioni accertate, pari al 3% del totale nazionale, 1.240 persone denunciate, una persona arrestata e 347 sequestri.

“La presenza mafiosa in regione è un fenomeno non trascurabile e cresce l’illegalità ambientale”, dice Legambiente che negli ultimi due anni è stata a processo come parte civile contro l’abusivismo edilizio della costa a Comacchio, il furto di sabbia nel Po, la gestione della centrale a biomasse di Ferrara, lo smaltimento illecito di rifiuti nell’area militare della Pertite a Piacenza e di inerti a Formigine (Modena). Molte anche le segnalazione e le denunce inoltrate da volontari e guardie ecologiche, dagli scarichi e discariche abusive al bracconaggio o allo sversamento illecito di limi nel torrente Scoltenna nell’Appennino modenese.

Tornando al cemento, dopo Rimini gli illeciti in questo settore sono più frequenti a Forlì-Cesena (21, dato stazionario, 44 denunce e due sequestri), Bologna (18 reati, 32 denunce e due sequestri) e Modena (18 reati, in aumento, 29 denunciati e tre sequestri). Seguono Ravenna (16 illeciti, in calo), Ferrara (13, in calo), Reggio Emilia (nove, in aumento), Parma e Piacenza (quattro, dato in calo nella prima e stazionario nella seconda).

Ma Rimini spicca anche per reati connessi alla gestione dei rifiuti, collocandosi appena dopo Bologna nella classifica regionale con 42 infrazioni accertate, 45 denunce e 11 sequestri; seguono Modena (36, 31 e 29), Forlì-Cesena (27, 35 e 13, oltre ad un arresto), Ferrara (17, 14 e 7), Piacenza (16,8 e 3), Ravenna (13, 18 e 4), Reggio Emilia (11,11 e 2), Parma (6, 10 e 3).

Sull’Emilia-Romagna, in generale, Legambiente cita l’ultima relazione annuale della Direzione nazionale antimafia che conferma la presenza delle imprese mafiose negli appalti, nelle speculazioni immobiliari, nel traffico illegale di rifiuti: “La ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale italiana che, oggi, più di ogni altra è riuscita a infiltrarsi in regioni del Centro-Nord, e segnatamente in Emilia-Romagna e in Toscana”. All’apertura dell’anno gudiziario, Emilio Ledonne, procuratore generale di Bologna, aveva ricordato che non solo nelle province dell’Emilia-Romagna le organizzazioni mafiose ci sono, ma vogliono “insediarsi stabilmente per acquisirne le più importanti attività economiche”; il pg aveva parlato di “pax mafiosa in regione” denunciando un “aumento di fenomeni corruttivi anche rilevanti”.

Dice il direttore di Legambiente Emilia-Romagna Marco Sebastiano: “La nostra regione, nonostante non sia tra quelle più colpite, registra un numero di reati ambientali sempre crescente che ci costringe a tenere alta l’attenzione sull’illegalità”.