E’ da un po’ di tempo che noto nel nostro paese una  recrudescenza della tendenza al sospetto e alla paranoia.

Dalle scie chimiche ai poteri occulti, dai complotti giudeo-massonici, ai sospetti contro L’Espresso per la pubblicazione del documento su un ambito reclutamento di Renzi da parte di Berlusconi , fino alle “cospirazioni” di cui sono “vittime” i  nostri politici, viviamo nel regime del gomblotto? Finiremo tutti per credere di essere perseguitati dalla magistratura o dai rettiliani? Stiamo perdendo il principio di realtà?

Questa cultura del sospetto e del complotto può portare ad una deriva perniciosa nella paranoia, ad una definitiva  sfiducia da parte dei singoli . Credere eccessivamente in entità sconosciute  che ci sovrastano può condurci a deporre le armi e perdere la speranza di incidere sul nostro futuro. Paranoia è composta da παρά, “oltre” e νοῦς, “mente” : un pensiero paranoico va oltre il buon senso anche se può scaturire da basi concrete. La paranoia sfocia in un delirio caratterizzato da convinzioni in apparenza coerenti, ma contrastanti con la realtà e immodificabili sia attraverso la logica sia attraverso l’esperienza. Provate a convincere un paranoico della falsità delle sue convinzioni e ne avrete conferma: bene che vi vada sospetterà anche di voi.
Sfiducia e sospetto inducono a pensare che le motivazioni degli altri siano sempre malevole. Il nostro paese è davvero popolato in ogni dove da malintenzionati ed  un sospetto fondato deve sempre sfociare nella paranoia?

Come un paziente ha le sue motivazioni per soffrire di un sintomo, così la nostra collettività ha i suoi buoni motivi per vivere nel timore dell’ambiguità.

Se paragoniamo il nostro popolo ad un paziente, facendo un’anamnesi  ci rendiamo conto che nella sua “infanzia” ha subito troppi traumi reiterati come  stragi e omicidi eccellenti senza colpevoli, intrallazzi di palazzo e bancari, furti di danaro pubblico, trattative Stato-Mafia, leggi ad personam o strategie della tensione. Questi traumi hanno creato una risposta difensiva diffidente. Così come le vicessitudini dei rapporti precoci madre-figlio sono fondamentali nel generare una fiducia di base nel bambino, i rapporti politica -popolo sono stati fondamentali nella formazione di questa sfiducia di base. Ma allora cosa fare per non finire tutti come il famoso caso del  presidente Schreber di Freud?

Invece di fuggire in  fantasie che ci travalicano e depotenziano dobbiamo smettere di delegare come  gregari e pretendere trasparenza e affidabilità in politica e informazione così da costruire attivamente  un rapporto sano tra cittadino e conoscenza. L’insicurezza cronica si può curare solo attraverso la costruzione della fiducia di base: questo è il dovere di  chi si proporrà alle prossime elezioni. Stiamo attenti a chi cerca consenso attraverso la menzogna e la calunnia. Il Barbiere di Siviglia cantava: “La calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile sottile leggermente dolcemente incomincia a sussurrar. Pian piano terra terra va scorrendo va ronzando: nelle orecchie della gente s’introduce destramente e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar”. Non serve più affabulare e calunniare:  gli elettori sono storditi e stanchi di paranoie, dossieraggi, querele e teatrini mediatici a suon di  risarcimenti e avvocati tra personaggi che dovrebbero occuparsi di  ben altro. Ora servono garbo, rispetto, trasparenza e assunzioni di responsabilità.

A chi è interessato alle conseguenze psicologiche e politiche della Paranoia consiglio  la lettura dell’ultimo libro di Luigi Zoja, “Paranoia. La follia che fa la storia”: “ Il paranoico spesso è convincente, addirittura carismatico. In lui il delirio non è direttamente riconoscibile. Incapace di sguardo interiore, parte dalla certezza granitica che ogni male vada attribuito agli altri.