Da parte di chi ci governa è un continuo sottolineare il dovere da parte dei cittadini di pagare le tasse. L’evasore fiscale è paragonato ai peggiori parassiti, secondo una nota pubblicità. L’obbligo, è vero, esiste, per carità, e trova il suo sacrosanto riferimento nell’art. 53 della Costituzione:

“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

Quello che mi lascia perplesso, però, è quel “concorrere alle spese pubbliche”. Che poi diventa, sempre in un altro spot televisivo “se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti.” Cioè, l’impressione che io ne ho – e correggetemi se sbaglio – è che, mentre aumenta la pressione fiscale, queste spese pubbliche siano sempre di meno o siano addirittura in contrasto con l’interesse dei cittadini. Mi spiego meglio.

Pensiamo alla liberalizzazione dei servizi pubblici, sempre più in mano privata. Capisco che lo Stato non debba occuparsi di panettoni o di acciaio, ma di quelli che sono i servizi pubblici essenziali, quelli sì, accidenti. Invece lo Stato arretra dappertutto per lasciare sempre più campo libero ai privati. Persino nella sanità, che sarebbe uno dei suoi obblighi primari. E poi pensiamo alla recente riforma in campo pensionistico, che costringe quasi le persone a morire sul lavoro. Pensiamo all’istruzione con i contributi alle scuole private. E, per favore, non dimentichiamo quanto paghiamo proprio quelli che ci governano.

E poi, vivaddio, collegato alla spesa pubblica, in capo allo Stato insiste un dovere sacrosanto, sancito da un altro articolo della Costituzione, il 9, che così recita:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Al riguardo ha avuto modo di esprimersi persino la Corte Costituzionale, sancendo il principio che il bene ambiente viene prima del bene economia.

Si può dire che uno Stato che consente ciò che accade a Pompei (ma è solo un esempio dei più eclatanti), che permette la perdita di territorio agricolo che si è drammaticamente verificata in questi anni, che da un lato tutela e poi consente di distruggere ciò che tutela (pensate alla Conca del Breuil a Valtournenche, tutelata da un apposito Decreto Ministeriale, e poi ci hanno costruito Cervinia), uno Stato che finanzia grandi opere pubbliche drammaticamente inutili e che non fanno altro che rendere ancora più instabile un paese con un altissimo tasso di dissesto idrogeologico, ecco, si può dire che questo Stato assolva al dovere che gli compete e faccia buon uso dei soldi che preleva dai propri cittadini tramite l’imposizione fiscale?

Il mio ovviamente non vuole essere un invito all’evasione fiscale, ma vorrei solo che così come esiste un obbligo a cui i cittadini non si possono né si debbono sottrarre, lo Stato a sua volta non si sottraesse all’obbligo di garantire una degna qualità della vita, in tutti i sensi, ai propri cittadini.