Mancano ormai pochi giorni all’inaugurazione del Vertice Mondiale sulla Sostenibilità, che dal 20 giugno prossimo alzerà il sipario a Rio de Janeiro in Brasile. Un Paese scelto non casualmente, che è diventato grande protagonista fra le economie emergenti e che ha davanti a sé enormi sfide ambientali (come la deforestazione illegale dell’Amazzonia e l’inquinamento delle metropoli) ed è pronto a essere più “verde”, attraverso il riciclo di rifiuti, lo sfruttamento di energie rinnovabili e dei biocombustibili. A 20 anni esatti dal Vertice della Terra (svoltosi dal 3 al 14 giugno 1992), dunque, a Rio si riuniranno nuovamente governi, imprese e organizzazioni internazionali – questa volta, con due decenni di fallimenti alle spalle rispetto agli obiettivi che erano stati posti sui temi di maggior rilevanza e urgenza – per discutere sulla necessità di ragionare sulla transizione verso un altro modello, fondando l’alternativa su cardini nuovi: giustizia ambientale e sociale, democratizzazione dello sviluppo, giusta sostenibilità.

Durante questo summit il messaggio che si tenterà di far passare è che “per misurare il benessere non basta più il Pil”, e che è fondamentale puntare tutto sull’economia ‘verde’, da cui oltretutto – come spiegano gli organizzatori – potrebbero venir fuori 60.000 nuovi posti (nei settori che vanno dalle rinnovabili alla bio-chimica), soprattutto per giovani e neolaureati, da qui il sottotitolo della celebrazione “Green Economy – does it include you?”.

A Rio in gioco c’è il futuro del pianeta, il futuro delle generazioni che verranno” – affermano i rappresentanti di Rigas (Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale) – “dopo venti anni di fallimenti della governance, c’è più che mai bisogno di creare una diffusa coscienza sull’urgenza e la non rimandabilità di certi temi. Le reti sociali che da anni lavorano sulla giustizia ambientale e sociale lo sanno, e lavorano da tempo all’organizzazione di un vertice sociale. E dunque, riconversione ecologica del tessuto produttivo, passaggio a un modello energetico distribuito e da fonti rinnovabili e pulite, conversione del modello alimentare dall’agroindustria all’agroecologia, cambiamento degli stili di vita, difesa dell’acqua e dei beni comuni dalle leggi del mercato”.

In breve: una costruzione di una transizione reale verso un modello di sviluppo basato sulla giustizia e in armonia con i limiti fisici del pianeta. A Rio+20 sarà presente una delegazione di RIGAS, cui aderiscono oltre 70 realtà italiane tra sindacati, comitati, organizzazioni sociali, associazioni e centri studi che lavora a livello locale, nazionale e internazionale su tematiche connesse alla giustizia sociale e ambientale.

Da RIGAS si lamenta una scarsa attenzione da parte dei media sul Vertice di Rio, per questo venerdì 8 giugno alle ore 11:30 è stato organizzato un Flash Mob (davanti alla sede Rai in viale Mazzini) di denuncia contro la censura delle reti Rai e dei media in generale. Rigas ha inoltre lanciato una campagna di informazione e mobilitazione “pRIOrità futuro” come strumento per dare visibilità a tale percorso, con l’obiettivo di informare e mobilitare la società civile e spronare le forze politiche, le amministrazioni locali e i media affinché assumano l’importanza e l’urgenza del  dibattito e dell’azione su questi temi.