Fra le molte dichiarazioni post elettorali che si sono riversate sui media nelle ultime ventiquattro ore ce n’è una che fa quasi tenerezza. L’ha pronunciata il segretario del Pdl Angelino Alfano, dicendo una cosa così: “Il messaggio che arriva dagli elettori è fortissimo, chiedono una nuova offerta politica: siamo determinati a offrirla a loro e al paese. Riteniamo che gli elettori di centrodestra restino ampiamente maggioritari nel Paese. Sono chiari due fatti: questi elettori non hanno scelto e non sceglieranno la sinistra e questa volta hanno massicciamente scelto l’astensione”.

Andiamo nel dettaglio. Alfano, tanto per cominciare, parla di “offerta politica”. In economia, per offerta si intende la quantità di un certo bene o servizio che viene messa in vendita in uno specifico momento a un determinato prezzo. Allevato in un partito azienda, il buon Alfano non riesce più a svincolarsi dall’idea che gli elettori “si comprano” formulando un’offerta vantaggiosa, un’offerta cioè che non contempla un pacchetto di risposte o soluzioni ai problemi del paese, ma che si configura come un nuovo prodotto politico che viene immesso sul mercato a un prezzo conveniente (tradotto: cambio del nome del partito, nuovo brand e nuova identità visiva ad alto impatto populista).

“Riteniamo che gli elettori di centrodestra restino ampiamente maggioritari nel Paese”. Tutto si può “ritenere”, per carità, ma in presenza di dati oggettivi – il Pdl ha perso due terzi dei comuni superiori ai quindicimila abitanti che amministrava prima di questa tornata elettorale, passando da 98 a 33 – si fa fatica a credere che in questo preciso momento storico in Italia esista (“ampiamente” poi) una maggioranza di centrodestra.

“Questi elettori non hanno scelto e non sceglieranno la sinistra”. Probabile. Ma con tutti i “se” e i “ma” del caso (con buona pace di Bersani e dei suoi concitati toni trionfalistici), la sinistra ha comunque raddoppiato il bottino rispetto alle precedenti amministrative. Cosa voglia dire ce lo ha spiegato qualche anno fa proprio Massimo D’Alema: “La sinistra di per sé è un male. Soltanto l’esistenza della destra rende questo male sopportabile”.

“Questa volta [gli elettori] hanno massicciamente scelto l’astensione”. La scarsa dimestichezza con i principi della democrazia tipica del partito che rappresenta fa qui cadere Alfano in una lettura dell’astensione in termini puerili e consolatori, dimenticando che l’astensione a rigor di logica non è una scelta di campo, ma una rinuncia, un’abdicazione che demanda ad altri il diritto/dovere di scegliere. Chiaro – sottintende Alfano – chi non ha votato è di destra; un’affermazione che non è (e non può essere) suffragata da alcun dato attendibile, proprio perché chi non vota non si esprime.

La dichiarazione di Alfano, per concludere, ha il pregio di marcare l’abisso tra una politica vecchia maniera e quella next big thing che si va via via affacciando sull’orizzonte politico italiano e di cui il Movimeno 5 Stelle, nelle sue modalità comunicative, rappresenta – a mio avviso – solo un prodromo. Insomma, Alfano fa lo struzzo (in perfetto stile prima repubblica), ignorando però che stavolta la testa l’ha infilata nelle sabbie mobili.