Il Manchester City è campione d’Inghilterra. All’ultimo respiro, dopo aver battuto 3-2 il Queens Park Rangers con due gol in pieno recupero (92′ e 94′). Al termine di una partita assurda. Se non la più bella – si è giocato in trenta metri di campo, a una porta sola, con un possesso palla di oltre il 65% a favore del City – sicuramente una tra le più avvincenti ed emozionanti degli ultimi anni. Lo sconfitto Ferguson è il primo a rendere l’onore della armi a Roberto Mancini da Jesi, al suo secondo trofeo inglese dopo la Fa Cup dello scorso anno, che su questa vittoria può aprire un ciclo vincente. Con Aguero, Tourè, Nasri, Silva e Balotelli, il Manchester City ha il futuro dalla sua parte. Ma quanto è costato al club vincere il terzo campionato inglese della sua storia, il primo dal 1968? Un’enormità, quantificabile in almeno 984 milioni di sterline.

Oltre 1 miliardo di euro quindi, spesi in poco più di tre anni. Da quando nell’agosto del 2008 la Abu Dhabi United Group Investment and Development Limited – il fondo di investimento della famiglia reale di Abu Dhabi, mille miliardi di dollari di patrimonio per la gestione del 95% delle riserve di petrolio degli Emirati Arabi, pari al 9% mondiale – ha acquistato il Manchester City dall’ex premier thailandese Thaksin Shinawatra.

Da allora per la società controllata dallo sceicco Mansour bin Zayed, membro della famiglia reale e fratellastro dell’emiro, è stato un susseguirsi di spese folli. In soli tre anni sono stati spesi 266 milioni di sterline sul mercato per l’acquisto dei giocatori. Il primo fu Robinho, preso dal Real Madrid per 32,5 milioni (nuovo record per il calcio inglese), il giorno dopo aver rilevato il club, in coincidenza con la chiusura della finestra estiva di mercato nel 2008. Dopo di lui una serie impressionante di campioni, o presunti tali, tutti pagati ben oltre il loro valore di mercato.

Altra voce da profondo rosso sono gli ingaggi. Il monte stipendi cumulativo degli ultimi tre anni è di 390 milioni. Calcolando che negli ultimi tre anni il club ha registrato entrate per 365,3 milioni di sterline, significa che per raggiungere la cifra di 984 milioni lo sceicco deve averne tirati fuori di tasca sua altri 565. E che nello stesso periodo il solo monte stipendi (390) ha superato le entrate totali (365). Il bilancio 2008-09, il primo della nuova proprietà, è quello che ha segnato le perdite maggiori: 3,04 sterline spese per ogni sterlina incassata. Rimanendo all’ultimo bilancio disponibile (quello per la stagione 2010-11), si legge come anche nella passata stagione il solo tetto stipendi (174 milioni) abbia superato il fatturato (153 milioni), e l’anno si sia chiuso con una perdita dichiarata di 178 milioni, da aggiungere a un debito pregresso di 42 milioni.

Numeri ben lontani dal “fair play finanziario” imposto dalla Uefa: ovvero la norma che, a partire dai bilanci della stagione in corso, obbliga le squadre europee ad avere un bilancio finanziario positivo (senza poter essere ripianato dagli azionisti o dal presidente), pena l’esclusione dalle competizioni europee. E siccome l’estate scorsa il Manchester City ha speso altri 53 milioni per il mercato e il monte stipendi salirà ancora, anche perché andranno pagati i premi vittoria del campionato, ci si chiede come possa il City partecipare alle coppe la prossima stagione.

La risposta arriva da una scaltra operazione commerciale: la vendita nel luglio del 2011 del nome dello stadio per 10 anni alla Etihad, per un totale di 400 milioni di sterline. Peccato però che la Etihad sia la compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, con base ad Abu Dhabi, ed appartenga alla famiglia reale di cui è membro lo sceicco Mansour.

Ciò contravverrebbe in pieno alle regole del fair play finanziario della Uefa, perché risulta ovvio che siano gli stessi proprietari ad inserire soldi freschi nei bilanci. Sospetta è anche la cifra pagata, visto che la Fly Emirates corrisponde all’Arsenal, club certo più famoso e vincente del Manchester City, solo 2,8 milioni l’anno per il nome dello stadio: una “miseria” se paragonati ai 40 che versa Etihad. Su questo, un gruppo di azionisti dell’Arsenal ha chiesto alla Uefa di aprire un’indagine. La situazione sarà esaminata dalla Uefa appena disponibili i bilanci 2011-12, ma da Nyon è già arrivato un ufficioso semaforo verde all’operazione, visto che i soldi di Etihad, oltre che a ripianare le perdite, serviranno anche a migliorare le infrastrutture per le squadre giovanili. E gli investimenti sul settore giovanile sono detraibili dalle perdite, per il fumoso regolamento del fair play finanziario. Evidentemente pecunia non olet ai piani alti della Uefa, dove sono tutti entusiasti degli arabi che immettono quantità astronomiche di denaro nel movimento. Con o senza fair play.