A Ravenna Forza Nuova la spunta sulla Costituzione. Lunedì 14 maggio non si terrà il sit-in in difesa della carta costituzionale proposto dall’associazione Ravenna punto a capo. Al suo posto avrà luogo una manifestazione in difesa della sicurezza organizzata dal partito di estrema destra.

Per il questore di Ravenna, Giuseppe Racca, è una questione di tempi: l’associazione guidata da Samantha Comizzoli, quella che voleva manifestare a favore della Costituzione, ha presentato richiesta solo il 10 maggio. Troppo tardi per il responsabile dell’ordine pubblico che ha negato il permesso di svolgere il sit-in dalle 21 alle 23, in piazza del Popolo, Piazza Baracca, via Cavour, piazza Andrea Costa, via IV Novembre, “perché tal area, in tal giorno e in tale orario è interessata da altra manifestazione precedentemente preavvisata”. “Il sit-in –garantisce il questore- potrà tenersi nella giornata e nel luogo richiesti solo nella mattinata, entro e non oltre le ore 12”.

“Durante la manifestazione che intendevamo svolgere avremmo recitato  – spiega Comizzoli – un mantra di alcuni articoli costituzionali”.

Il no della questura è stato notificato all’associazione ravennate in riferimento agli articoli 18 e seguenti del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e agli articoli 20 e seguenti del relativo regolamento di esecuzione (r.d. 6 maggio 1940, n. 635). Il diniego è da ricondurre alla volontà di “adottare misure idonee a prevenire eventuali comportamenti illeciti e conseguenze dannose e problematiche, sotto i profili dell’ordine e della sicurezza pubblici”. Si teme insomma che dalla compresenza in piazza dei due gruppi di manifestanti possano insorgere tafferugli.

Nei confronti delle manifestazioni dei magrebini residenti a Ravenna per la morte del ventiseienne tunisino Hamdy Ben Hassen, inseguito e ucciso la notte di Pasqua da una pattuglia di carabinieri, Ravenna punto a capo ha tenuto una linea chiara, non certo vicina alla questura: “A seguito dell’uccisione di Hamdy –si legge nel sito dell’associazione- e della  richiesta di Forza Nuova di manifestare in quel periodo, una quindicina di ragazzi vennero messi in stato di fermo in questura per aver camminato in centro storico da Piazza Baracca a Piazza del Popolo. In questi giorni, quei ragazzi che hanno urlato ciò che pensano stanno ricevendo provvedimenti assurdi, come l’avviso orale e il foglio di via”.

“Si potrà non essere d’accordo con il loro pensiero, ma la sacrosanta libertà di esprimerlo è diventato un reato così grave?” si chiede Comizzoli, che prosegue: “La questura di Ravenna parrebbe stia infrangendo la costituzione che vieta qualsiasi manifestazione di stampo fascista”.

Per i detrattori della marcia pro sicurezza il problema, infatti, non è dato dall’iniziativa in sé, ma dal fatto che abbia un orientamento ideologico così marcato.

“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, recita la XII disposizione transitoria e finale della costituzione della Repubblica italiana. Tale riorganizzazione si intende riconosciuta, ai sensi dell’articolo 1 della legge del 20 giugno 1952, anche “quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.

A sentire Desideria Raggi, responsabile per Forza Nuova della provincia di Ravenna e organizzatrice della manifestazione assieme a Raffaello Mariani, responsabile regionale per la Romagna, “la concentrazione di lunedì non avrà nulla a che vedere con i partiti. Ho chiesto il permesso alla questura –dichiara la faentina- come cittadina privata, poiché molti ravennati, estranei alle logiche di partito, mi hanno detto di avvertirne il bisogno”.

Raggi pertanto assicura che se si presenterà qualcuno con una croce celtica o una bandiera della Repubblica sociale italiana o anche una qualsiasi bandiera di partito sarà lei personalmente ad allontanarlo, perché “la sicurezza – dice- è per tutti, anche per gli stranieri che si comportano bene”, salvo poi ricordare che “il crimine ultimamente è dato dagli stranieri, soprattutto i maghrebini” e precisare che quelli di Forza Nuova “non sono razzisti contro gli stranieri in generale, ma la maggior parte di loro viene qua per approfittarsi del buonismo di certe amministrazioni politiche e per vivere delinque”.

Al fine di promuovere la manifestazione è stato creato su Facebook l’evento “Fiaccolata per la sicurezza: 2297 gli invitati, ai quali gli organizzatori si sono rivolti con un appello: “Romagnoli, non deludeteci, facciamo capire che siamo stanchi di questa situazione di instabilità, di insicurezza! Basta farci deridere, iniziamo a scendere in piazza, a farci sentire, partendo dalla pretesa di più sicurezza per tutti noi!”.

Quella di lunedì sarà pure una manifestazione prima di simboli, “al di fuori della bandiera italiana”, come garantiscono gli organizzatori, ma dando un’occhiata al profilo Facebook di Pietro Lisanti, responsabile FN Ravenna, è difficile non avanzare qualche ragionevole sospetto.

Il ventiquattrenne ravennate si è sentito in dovere di ricordare il 25 aprile con un post nel quale dimostra di farsi beffa della suddetta legge del 20/6/1952: “Mentre l’Italia celebra la “liberazione” –scrive Lisanti- io voglio rendere onore ai veri eroi, quelli che non hanno tradito, che hanno preferito combattere e morire per la Patria e il suo onore piuttosto che vivere sotto l’occupazione straniera.

Oggi lei (la bandiera della Repubblica sociale italiana ndr) sventolerà fiera davanti casa mia per dimostrarvi cari porchigiani, che potete festeggiare quanto volete, ma non avete ancora vinto!!!” Seguono gli immancabili “W l’Italia! W il Duce! W la Rsi!”.

La Raggi, garantista del tono incolore della manifestazione di Ravenna, commenta il post del collega: “Onore alla Rsi. Onore anche a te, camerata Pietro!”.