“I mercati del lavoro dell’area euro continuano a indebolirsi”. La Banca centrale europea, nel bollettino di maggio, certifica che la crisi non è finita. E che i suoi effetti più drammatici sul fronte occupazionale devono ancora arrivare, dopo che il tasso di disoccupazione a marzo ha raggiunto il 10,9% (pochi giorni fa i dati Istat hanno specificato che, in Italia, la disoccupazione giovanile sfiora il 35%). “I dati delle indagini – scrive la Bce – segnalano ulteriori sviluppi negativi nel prossimo futuro”.

L’allarme non riguarda solo le prospettive occupazionali, ma anche la situazione del credito alle imprese. Secondo l’istituto di Francoforte “la situazione finanziaria delle piccole e medie imprese nell’Eurozona è deteriorata fra ottobre e marzo, con una disponibilità di finanziamento esterno che si è ridotta mentre aumentano i casi di rifiuto delle richieste di prestiti bancari”. La Bce definisce la politica delle banche “assai prudente”. Quale ricetta per il rilancio? L’istituto guidato da Mario Draghi spiega che “insieme al risanamento dei conti pubblici, bisogna incrementare la crescita e il suo potenziale nell’area dell’euro attraverso riforme strutturali incisive, perché se il risanamento grava sulla crescita a breve, favorisce “gli investimenti privati e la crescita a medio termine”.

In generale, si legge nel bollettino, gli indicatori disponibili per il primo trimestre “mettono in luce un contesto caratterizzato da incertezza. Al tempo stesso, vi sono indicazioni del procedere della ripresa su scala mondiale”. Su un orizzonte temporale più lungo, il Consiglio direttivo della Bce “continua ad attendersi che in corso d’anno l’economia dell’area dell’euro registri un graduale recupero, favorito dalla domanda estera, dai tassi di interesse a breve termine molto contenuti nell’area e da tutte le misure adottate per promuovere il buon funzionamento dell’economia dell’area”. Poi un riferimento alle economie più deboli e al rischio default di paesi come la Grecia: “Vi è l’aspettativa che la dinamica di fondo della crescita continui a essere frenata dalle tensioni residue in alcuni mercati del debito sovrano dell’area dell’euro e dal loro impatto sulle condizioni di credito, nonchè dal processo di aggiustamento dei bilanci nei settori finanziario e non finanziario e dall’elevata disoccupazione”.

“O l’Europa riprende a crescere o c’è la possibilità che deflagri tutto”. Lo dice presidente di Confindustria Emma Marcegaglia commentando i dati Bce. A margine dell’assemblea di Unindustria la leader degli industriali ha sottolineato che sul fronte della crisi “prima di tutto il tema è europeo, perché l’Europa in questi anni, sulla logica tedesca, ha parlato solo di austerità, di riduzione del debito e del deficit. Ma dal tavolo europeo sono completamente scomparse la crescita, l’occupazione, la speranza. E non può essere così”. Emma Marcegaglia avverte: “Abbiamo visto quello che è successo in Grecia, quello che sta accadendo in Spagna. In parte anche noi abbiamo problemi di recessione, e la stessa Francia sta rallentando molto”: in questo quadro, l’Europa deve “riprendere la crescita” o “deflagra tutto”.