Beppe Grillo risponde da Budrio, alle porte di Bologna, alle parole del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ieri aveva indirettamente messo in guardia dei cosiddetti demagoghi di turno. “Il presidente dei partiti, che noi chiamiamo della Repubblica per un equivoco – ha detto il comico ligure di fronte ad alcune migliaia di cittadini nella piccola piazza del paese emiliano – non può dire che siamo l’antipolitica perché si va contro la costituzione a prendersela con un movimento che come il nostro ha già 130 consiglieri eletti in tutta Italia. Lui dovrebbe essere superpartes”. Poi ha concluso caustico: “Inoltre l’ultimo dei nostri consiglieri è stato eletto direttamente dai cittadini. Lui no”. Una polemica ormai lunga 24 ore quella a distanza e implicita tra il Colle e il blogger genovese. Da Pesaro, dove ieri il Napolitano ha commemorato il 67° anniversario della Liberazione, erano partite parole di fuoco contro il vento dell’anti-politica. Napolitano prima ha lanciato il suo monito: “Non abbandonarsi a una cieca sfiducia nei partiti come se nessun rinnovamento fosse possibile”, il tutto per “non dare fiato a qualche demagogo di turno”.

Poi l’inquilino del Colle ha richiamato il secondo dopoguerra e il fenomeno del qualunquismo: allora “il demagogo di turno fu il fondatore del movimento dell’Uomo qualunque, movimento che divenne anch’esso un partito e poi in breve tempo sparì senza lasciare alcuna traccia positiva per la politica e per il Paese”.

Grillo dal canto suo aveva già risposto ieri risposto indirettamente sul suo blog. E tra i suoi diretti bersagli c’era anche il presidente della Repubblica. “Oggi, 25 aprile 2012, il corteo delle salme ha onorato la Resistenza. L’immagine cadente di Fini, Monti, Napolitano e Schifani rappresenta l’Italia. I vecchi occhi dei partigiani guarderebbero smarriti un deserto. Forse si metterebbero a piangere”. Poi il leader dei 5 stelle va giù più duro. “Forse riprenderebbero in mano la mitraglia”.

Nel suo show nella provincia bolognese il blogger genovese ne ha come al solito per tutti e soprattutto per il premier: “Mario Monti è un freddo bocconiano che in passato è stato consulente di Cirino Pomicino quando il debito pubblico salì del 50 %”. Poi attacca la proverbiale pacatezza del professore: “ Chiunque dopo Berlusconi andava bene, bastava che non trombasse ma lui è la spietatezza della contabilità – dice Grillo al suo pubblico – se per fare uno più uno uguale due devi smontare tutto lo stato sociale, non gliene frega niente”.

Alla fine del comizio tuttavia c’è spazio anche per una contestazione. La questione è quella che riguarda Valentino Tavolazzi, l’ex militante espulso dal Movimento 5 stelle due mesi fa. Prima ha risposto ai cronisti sulla questione “Lui non era nel movimento, il suo progetto per Ferrara è un’altra cosa”. Poi Grillo aggiunge: “Io ho la responsabilità’ del movimento e del simbolo per garantire che chi entra è incensurato. Ho un magazzino pieno di fedine penali e certificati di residenza, un minimo di controllo qualcuno lo deve fare”.

 Poco dopo c’è stata la vera contestazione. Davide Zannoni, un militante bolognese della prima ora gli ha chiesto il motivo vero dell’espulsione di Tavolazzi e di un gruppo di Cento. Ma Grillo non ha risposto limitandosi a una battuta: “Stiamo andando benissimo. Continuate pure così che andremo meglio”. Zannoni è andato via deluso: “Grillo nasconde la testa sotto la sabbia, ma il movimento non dovrebbe avere scheletri nell’armadio. Tutti ci attaccano per l’espulsione di Tavolazzi, un motivo c’è, ma Grillo non lo vuole dire”.

Intanto a Budrio, 17 mila abitanti con la visita odierna di Grillo la lista a 5 stelle guidata dal candidato sindaco Antonio Giacon, sogna un risultato a doppia cifra. Nella rossa Bologna meno di un anno fa la lista grillo ha sfiorato il 10 % facendo sedere sugli scranni del consiglio ben 3 consiglieri. Oggi il vento in poppa è ancora più forte: la crisi della Lega nord, colpita anche qui in Emilia da scandali e inchieste giudiziarie e un Pd visto comunque come il vecchio, al potere da decenni.

Il sindaco uscente, Carlo Castelli, è proprio il simbolo di una classe politica di professione. Autista dei mezzi pubblici da giovane, una militanza prima nella Fgci poi nel Pci-Pds-Ds-Pd 10 anni come sindaco, un mandato come consigliere anche a Bologna, consigliere regionale a fine anni ottanta (quando su quei banchi c’era anche Pierluigi Bersani, ora Castelli passerà la mano quasi certamente al giovane Giulio Pierini, il 34enne che potrebbe andare al ballottaggio con il candidato del Pdl Pasquale Gianfrancesco. Ballottaggio o no, la variabile sarà quel numeretto a fianco al Movimento 5 stelle.