Il Comune di Bologna non riesce più mantenere le scuole materne. E subito fa appello ai privati, paventando l’ipotesi di una fondazione di partecipazione pubblico misto privata.

E’ stato l’assessore alla scuola, Marillena Pillati, a gettare la spugna dopo mesi di tira e molla nella contrattazione con il governo Monti per vedere riattivati alcuni capitoli di spesa per il settore istruzione che il precedente esecutivo Berlusconi aveva tagliato: “In questo momento è in discussione la tenuta stessa dei nostri servizi, mentre la lista d’attesa della scuola (sono 465 le bambine e i bambini bolognesi che al momento non risultano iscritti ad una scuola d’infanzia) ci richiama alla necessità di un’ulteriore risposta. E lo Stato, che dovrebbe garantire a tutti il diritto all’istruzione, a partire dai 3 anni, ma che a Bologna risponde solo al 16% della domanda, non solo non sembra volersene assumere la responsabilità direttamente – aprendo nuove sezioni – ma non riconosce in alcun modo il nostro impegno e non le garantisce più le condizioni per poter svolgere con risorse proprie una funzione che lo Stato stesso non è in grado di garantire”.

Ciò equivale a dire che se già negli ultimi anni il Comune non era riuscito ad assumere più nessun operatore per gli asili e le scuole materne (il Comune gestisce direttamente l’80% dei nidi e il 60% delle materne), ora sarà addirittura costretto a non rinnovare il contratto per oltre 500 lavoratori a tempo determinato: “Serve una forte volontà di convergenza da parte di tutti gli attori istituzionali e sociali che hanno a cuore la formazione e l’educazione. Questo è il tempo della condivisione e della responsabilità, perché quello che ci sembrava un diritto ormai consolidato corre il rischio concreto di ritornare ad essere un obiettivo da riconquistare e mettere in sicurezza”.

“Serve, però, per riuscire a sottrarre il sistema educativo e scolastico dalle continue emergenze, un ripensamento complessivo del sistema e degli strumenti di governo dello stesso”, prosegue Pillati, “una trasformazione guidata verso nuovi assetti con l’obiettivo di mettere in sicurezza sia i diritti dei bambini che quelli degli adulti”.

In buona sostanza si tenta la carta Modena, cioè una fondazione ad hoc pubblico misto privata che supporti il tracollo del servizio pubblico: “Da martedì scorso la Giunta ha messo al lavoro un gruppo di tecnici per studiare con tempestività diversi scenari possibili nel breve e nel medio periodo. In particolare, ha dato mandato di predisporre una verifica sulla fattibilità di una Fondazione di partecipazione, che appare in linea teorica uno strumento giuridico in grado di valorizzare la condivisione e la responsabilità sul sistema dei servizi”.

“Noi faremo la nostra parte, perché crediamo fermamente che non si debba retrocedere sull’offerta e sulla qualità dei servizi educativi e scolastici che il Comune di Bologna ha realizzato negli anni”, chiosa l’assessore, “su questo chiediamo un sostegno a tutte le forze politiche, alle parti sociali e a quanti condividono questo obiettivo. Ma è necessario che in questo percorso ciascuno sia disposto a “metterci del suo”, perché il bene comune esige l’impegno e la responsabilità di tutti”.