Prima è arrivata l’invasione del Consiglio comunale mano nella mano con i loro bambini, poi  presidi e banchetti che hanno raccolto in poco tempo 7500 firme. Alla fine, dopo un mese di protesta ininterrotta, i genitori di Modena hanno vinto e convinto il Comune a ritirare la già annunciata esternalizzazione di 4 scuole d’infanzia.

Una decisione che la giunta del sindaco Giorgio Pighi aveva preso costretta dal Patto di stabilità, che tra le altre cose limita il turn over al 20%. Ogni 10 dipendenti comunali che vanno in pensione, a Modena come in tutta Italia se ne potranno assumere 2. Una norma che nella pratica rende impossibile mantenere sotto la gestione pubblica del Comune le scuole d’infanzia, fiore all’occhiello dell’istruzione emiliana.

Dopo le proteste dei genitori, gli incontri e gli appelli per modificare le regole del Patto di stabilità in Parlamento, il Comune ha fatto marcia indietro e ritirato una delibera che sembrava praticamente già scritta. L’accordo tra la Giunta e i genitori, riuniti sotto il comitato “Giù le mani dagli asili”, prevede ora la creazione di una fondazione senza fini di lucro che prenderà da settembre in gestione le scuole destinate altrimenti alla privatizzazione. L’idea, nata dall’assessore all’istruzione Adriana Querzé, è stata definita dai genitori “innovativa e di coraggio”, e probabilmente si tratta del primo caso in Italia di questo tipo. E cioè di una fondazione che nasce non per esternalizzare, ma per mantenere pubblico un servizio che il Patto di stabilità avrebbe per forza di cosa dato ai privati. Un modello che potrebbe essere preso d’esempio anche dalle altre città emiliane che entro giugno si troveranno a programmare il nuovo anno scolastico e a gestire la grana turn over sul proprio personale insegnante.

Da settembre, se la nuova delibera sarà resa operativa come da programma, la nuova fondazione si occuperà delle gestione delle 4 scuole d’infanzia (e delle altre che in futuro si aggiungeranno), con una serie di paletti: assunzione diretta del personale, impossibilità di appaltare servizi all’esterno, contratti equiparabili a quelli dei dipendenti comunali, partecipazione dei genitori nell’amministrazione della fondazione e apertura a eventuali contributi privati. “Non è semplicemente un escamotage per aggirare il Patto di stabilità – spiega il comitato dei genitori – É un nuovo modello per i nostri servizi 0-6 anni che consentirà di incrementarne ulteriormente la qualità, alleggerendone contemporaneamente il peso economico sull’Amministrazione Locale”. Amministrazione che comunque si occuperà di metterci il capitale finanziario, lo stesso che senza la soluzione della fondazione sarebbe stato immobilizzato dalle maglie del Patto di stabilità.

Che però l’accordo tra comitato e Giunta sia anche un modo per evitare la tagliola del blocco del  turnover è chiaro a tutti. A capirlo le associazioni di categoria, che sull’esternalizzazione avevano evidentemente messo gli occhi, e che infatti ora si lamentano. Confesercenti, Cna, Confcommercio e Lapam hanno stilato un documento unitario dove criticano l’idea della fondazione. “L’operazione desta perplessità perché appare tutt’altro che una esternalizzazione, bensì una mera allocazione, fuori dal recinto dei conti comunali e dunque dai vincoli del Patto di stabilità, di costi che rimarrebbero comunque a carico della collettività modenese”. Questa la conclusione del comunicato: “Chiederemo che cosa impedisce a Modena, come è stato peraltro fatto in questi ani da numerose Amministrazioni dello stesso colore politico in lungo ed in largo per l’Italia, di appaltare alcuni servizi all’infanzia. Un’azione questa che consentirebbe di valorizzare in un’ottica di sussidiarietà la partnership con il settore privato, e che determinerebbe una essenziale riduzione dei relativi costi”.

Per il futuro “Giù le mani dagli asili” progetta di portare la propria battaglia fino a Roma. L’idea, esposta a Bologna alla Convenzione per la scuola bene comune, è quella di chiedere al Governo di stralciare dal Patto di stabilità la scuola da 0 a 6 anni. Una boccata d’ossigeno per una città, Modena, costretta a varare un bilancio 2012 fatto di 10 milioni di tagli e 26 di nuove tasse.