La rabbia di Mediaset contro l’abolizione del beauty contest, la gara gratuita per le frequenze televisive, si è raffreddata quando il presidente Fedele Confalonieri ha fatto il ragionamento più semplice: “Aspettiamo le regole che scriverà l’Autorità di garanzia, poi decideremo se partecipare”. Non fa una piega.

Perché il futuro televisivo dipende proprio dall’Agcom, che entro maggio dovrà rinnovare i vertici. I numeri dei commissari si dimezza rispetto al passato, ne restano quattro che verranno eletti da Camera e Senato (due ciascuno), mentre il presidente sarà indicato dal governo. Meno poltrone non vuol dire meno potere dei berlusconiani che da anni, prima che Giancarlo Innocenzi fosse costretto a lasciare per l’inchiesta di Trani e le trame per chiudere Annozero, controllano un’Autorità imparziale per definizione. Non sarà neppure necessario puntare al bersaglio grosso, al presidente: al Pdl non dispiacerebbe Antonio Catricalà, attualmente sottosegretario a palazzo Chigi e unico candidato.

I berlusconiani sperano di sfruttare la maggioranza relativa al Senato, dove il Pdl è il primo partito, e riuscire a piazzare due commissari confermando il fidatissimo Antonio Martusciello, già fondatore di Forza Italia. Siccome il meccanismo di votazione potrebbe favorire la destra, il senatore Luigi Zanda (Pd) aveva presentato in commissione un emendamento al decreto “Salva Italia”, ma durante la spedizione all’estero di Monti – e anche per il contributo di Catricalà – la modifica fu respinta. E il rischio è intatto.

Non aiutano nemmeno le spaccature del Partito democratico, che dovrebbe esprimere un candidato, ma che non trova una sintesi fra i tanti contrasti interni. Massimo D’Alema spinge per Maurizio Decina, docente di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano; l’area vicina all’ex ministro Paolo Gentiloni sostiene il professore Antonio Sassano (Università la Sapienza), senza considerare le alternative politiche di Roberto Zaccaria (ex presidente Rai) e Carlo Rognoni (ex Cda di viale Mazzini). E l’Udc aspetta serenamente di formulare un nome per il posto riservato ai casiniani.

Per l’ennesima lottizzazione mancano soltanto i leghisti, mutilati fra lingotti d’oro e diamanti purissimi.

Il Fatto Quotidiano, 22 Aprile 2012