“A ogni votazione ricevo sempre un solo voto. Se scopro chi è che si ostina a votarmi giuro che lo prendo a schiaffi”. A sfogarsi così con un confratello durante il Conclave 2005 è stato il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna. “Cosa Eminenza?”, gli domanda perplesso l’altro cardinale. “Sì, ha capito bene, Eminenza”, replica Biffi. “Giuro che lo prendo a schiaffi”. Al che il porporato lo guarda perplesso e gli spiega: “Eminenza, ormai è chiaro chi stiamo eleggendo come nuovo Papa ed è anche abbastanza evidente che questo candidato abbia scelto di votare per lei. Quindi se vorrà ancora mantenere il suo proposito sarà costretto a prendere a schiaffi il Papa”. Biffi rimase senza parole: Joseph Ratzinger aveva deciso di votare per lui.

A raccontare l’episodio è il giornalista cattolico Francesco Grana, autorevole commentatore di fatti religiosi e notoriamente vicino all’allora cardinale di Napoli, Michele Giordano. “Nel 2007 – ricorda Grana sul sito www.orticalab.it – sarà proprio Benedetto XVI a chiedere all’arcivescovo emerito di Bologna di predicare a lui e all’intera Curia romana gli esercizi spirituali. Al termine, nel ringraziarlo per le meditazioni che aveva offerto a tutti i presenti, Benedetto XVI chiosò su un simpatico particolare. “Vorrei dirle grazie – affermò il Papa – per il suo realismo, per il suo umorismo e per la sua concretezza; fino alla teologia un po’ audace di una sua domestica: non oserei sottoporre queste parole “il Signore forse ha i suoi difetti” al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede“.

Quanto al voto di Biffi nel Conclave del 2005, Grana ricorda l’intervento che l’arcivescovo emerito di Bologna rivolse a tutti i cardinali la mattina del 15 aprile, durante la quotidiana seduta delle congregazioni generali che i porporati tengono ogni giorno nel periodo della Sede Vacante. “Vorrei segnalare al nuovo Papa, che mi sta ascoltando – è il passaggio più importante dell’intervento di Biffi – la vicenda incredibile della Dominus Iesus: un documento esplicitamente condiviso e pubblicamente approvato da Giovanni Paolo II; un documento per il quale mi piace esprimere al cardinal Ratzinger la mia vibrante gratitudine. Che Gesù sia l’unico necessario Salvatore di tutti è una verità che in venti secoli – a partire dal discorso di Pietro dopo Pentecoste – non si era mai sentito la necessità di richiamare. Questa verità è, per così dire, il grado minimo della fede; è la certezza primordiale, è tra i credenti il dato semplice e più essenziale”.