Il presidente di Eni Paolo Scaroni

“Contrazione della domanda di prodotti petroliferi e del surplus di capacità di raffinazione”. A fronte della crisi del mercato, Eni ha deciso di chiudere per 12 mesi una parte della raffineria di Gela, in Sicilia. Un provvedimento che interesserà 500 dipendenti, solo una parte dei lavoratori dell’impianto. Lo ha comunicato il gruppo al termine di un incontro con i sindacati, spiegando che il quadro“continua ad essere preoccupante”, con un “crollo dei margini”.

L’obiettivo è quello “di ridurre gli impatti negativi del conto economico della raffinazione. La fermata – precisa l’azienda – sarà parziale e riguarderà i cicli di produzione a minore redditività, destinati alla raffinazione di greggi esteri e residui, mentre verranno mantenute le lavorazioni dei greggi nazionali e delle cariche circuitali”. A seguito dello stop il riavvio degli impianti è fissato ad aprile 2013. I dipendenti interessati da questo provvedimento non saranno la totalità ma circa 500.

Eni ha inoltre confermato “l’applicazione delle garanzie per i lavoratori previste nell’accordo, sottoscritto il 26 maggio 2011, per lo sviluppo, la competitività e le relazioni industriali. Eni ha proposto di continuare il confronto con le rappresentanze sindacali per definire tutti gli aspetti legati alla fermata e alla messa in conservazione degli impianti”. A differenza di Gela, la raffineria Eni di Porto Marghera, a Venezia, riprenderà la normale attività il prossimo 2 maggio “come da impegni sottoscritti dopo la fermata temporanea”. Lo stop, iniziato a novembre scorso, è durato sei mesi.