Il Nordest brilla in Italia, ma la sua ripresa ha un buco nero: Venezia. E il sindaco lagunare Giorgio Orsoni ha messo sul banco degli imputati gli industriali: “Dovete rimboccarvi le maniche”, ha tuonato davanti ai mille imprenditori accorsi lunedì scorso all’assemblea annuale della Confindustria locale con in prima fila Emma Marcegaglia.

Una sberla che ha come primo obiettivo l’Eni: “Imbarazza il silenzio della più grande azienda di Stato sulle bonifiche delle aree industriali di Marghera”. Un affare da miliardi. Ma l’irritazione del sindaco avvocato, conosciuto più per la sua bonomia e i buoni rapporti col patriarca Scola che per la sua verve, ha un motivo preciso: la crisi della Vinyls, il ramo chimico di Porto Marghera: non si riesce a vendere e gli operai sono in sciopero della fame. “Siamo perplessi e imbarazzati – ha detto Orsoni – di fronte alla situazione di grande crisi di Porto Marghera che coinvolge migliaia di lavoratori per i quali il silenzio degli industriali non è stato compreso o non l’abbiamo compreso. Così come non lo è stato quello della più grande industria di Stato, che dispone tuttora di aree in gran parte industrializzate, sottratte alla riconversione. A fronte di una persistente inerzia saremo costretti ad attivare procedure di riconversione coattiva”.

Orsoni è stato deciso: per il rilancio economico di Venezia, soprattutto per attirare nuovi insediamenti a Marghera, il Comune ha avviato tutta una serie di azioni e buone pratiche per favorire uno sviluppo compatibile con l’ambiente, “ma non vedo un analogo impegno da parte della classe imprenditoriale teso allo sviluppo nel rispetto della città e del suo contesto. Perché promuovere lo sviluppo economico vuol dire anche rispettare il territorio e restituire ad esso quanto dato”.

Una botta che ha lasciato di stucco il locale presidente di Confindustria Luigi Brugnaro, fondatore dell’agenzia di lavoro Umana e presidente della squadra di basket Reyer, issato alla poltrona maxima proprio dalle grandi industrie come Eni ed Enel, dopo una guerra interna che ha lasciato a piedi il leader dell’aeroporto Enrico Marchi e il rampollo della Zignago Luca Marzotto, sponsorizzato dal presidente veneto Andrea Tomat e da quello nazionale Marcegaglia. Che questa volta ha difeso a spada tratta la categoria: “Abbiamo presente il nostro ruolo e i nostri limiti, ma c’è una differenza tra noi e chi fa politica: noi se falliamo andiamo a casa, chi fa altri mestieri spesso no”.

L’Eni ha risposto piccata con il direttore della Polimeri Europa (ha base proprio a Marghera) Marco Riva, appena eletto vicepresidente di Confindustria Venezia: “Se il sindaco ha voluto creare un clima sfavorevole c’è riuscito benissimo – ha dichiarato -. Prima di tutto Eni non è un’impresa di Stato, e non si capisce come mai il sindaco se la prenda con noi”. In effetti, il ministero del Tesoro è il primo azionista con circa il 30%. E designa presidente e ad, come è accaduto pochi mesi fa con la conferma di Paolo Scaroni, ex presidente proprio di Confindustria Venezia. “Eni è sempre stata presente a Porto Marghera e si è fatta carico del personale lasciato a casa dalle crisi di Dow e Ineos – ha ricordato poi Riva -. Da 4 anni stiamo aspettando le autorizzazioni per il nostro progetto sulle raffinerie e sulle bonifiche stiamo andando avanti con gli iter previsti”. Rimane il rebus sul destino di Vinyls: “Purtroppo nemmeno noi abbiamo certezze, la situazione è molto, molto difficile. E in questa vicenda tutti hanno le loro responsabilità”.

di Mario Como