27 maggio 2007: Vincenzo Ghionni va in onda su Rai 3, intervistato da Bernardo Iovene di Report nell’ambito di un servizio sulle storture del finanziamento pubblico all’editoria. Parla in qualità di presidente della Fiped, la federazione dei piccoli editori. In questa veste difende la legge per il sostegno ai giornali cooperativi e di partito e si dice d’accordo con la Fnsi che propone l’esclusione al contributo di chi non rispetta norme, contratti di lavoro e diritti dei cronisti: “Noi abbiamo detto che riteniamo che ci sia un nuovo parametro, un ulteriore parametro, non un parametro diverso. Un nuovo parametro che colleghi il contributo a un numero di giornalisti assunti come da contratto nazionale collettivo.”

16 aprile 2012: Vincenzo Ghionni, in qualità di consulente editoriale dell’Avanti, viene arrestato insieme a Valter Lavitola e Sergio De Gregorio (ma per il senatore Pdl l’esecuzione della misura è subordinata al voto del Parlamento). L’accusa: aver partecipato a un’associazione per delinquere che per più di dieci anni, nel suo caso a partire dal 15 luglio 1999, data del suo primo contratto col gruppo De Gregorio-Lavitola, avrebbe truffato la legge sui contributi pubblici alla stampa attraverso l’emissione di fatture false o per prestazioni inesistenti.

Il cerchio si è chiuso senza gloria per il 42enne napoletano titolare di fatto della CCE, società cooperativa Centro Consulenze Editoriali, con uffici in via Cappella Vecchia a Napoli, a pochi passi dal Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Campania che poche ore dopo l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare lo ha sospeso dall’albo (Ghionni è pubblicista, e analoga misura è stata disposta per il professionista Lavitola, mentre per il professionista De Gregorio si attende il voto del Senato). La CCE che secondo i magistrati napoletani era lo schermo dietro il quale Ghionni occultava le sue attività e produceva le fatture relative alle sue consulenze. “Oltre al compenso fisso stabilito tra le parti – si legge a pagina 104 dell’ordinanza firmata dal Gip Dario Gallo – quest’ultimo (Ghionni, ndr) percepiva un compenso aggiuntivo pari al 3% dell’importo effettivamente erogato dal Dipartimento per l’Editoria (Die)”.

Il portafoglio-clienti di Ghionni comprendeva quasi tutte le piccole imprese editoriali napoletane beneficiarie della legge 250/1990. Firmare un contratto con lui era un passaggio quasi obbligato per mettere in moto l’iter di accesso al contributo pubblico. Ghionni seguiva personalmente, o attraverso una sua dipendente munita di delega di firma, i contatti con il Die e predisponeva materialmente le istanze. Ghionni che, secondo la ‘gola profonda’ dell’inchiesta Andrea Vetromile, per anni commercialista e consulente del lavoro del gruppo De Gregorio-Lavitola, “era a conoscenza che le fatturazioni erano fasulle e ciò mi consta perché in più circostanze lui stesso indicava, anche mi presenza, l’importo e l’oggetto delle fatture da esibire”. Il verbale porta la data del 28 febbraio scorso e Vetromile aggiunge che “Ghionni era molto ‘addentrato’ al Ministero ove aveva i suoi referenti di cui non so riferire, e ben inserita era anche la sua collaboratrice”.

E forse la fila per rivolgersi a Ghionni dipendeva proprio dalle sue amicizie, dalla sua costante ricerca di “appoggi politici finalizzati ad ottenere lo stanziamento economico per l’editoria”, e dalle cariche collezionate fino al punto da far adombrare un conflitto d’interessi. E’ infatti membro della Commissione Tecnica Consultiva per l’Editoria per l’erogazione dei contributi e così “accede – scrive il Gip – ad informazioni privilegiate attinte presso la sede dell’ente erogatore del contributo”. Quando un membro della commissione sollecita accertamenti per le imprese editoriali che certificano vendite in blocco e spese di strillonaggio (i trucchi contestati all’Avanti di Lavitola), Ghionni interviene per manifestare “preoccupazione” perché i controlli potrebbero comportare “ritardi nell’erogazione dei contributi”. Parla, sostiene il Gip, “nell’interesse di Lavitola”. E di rimbalzo, anche nel proprio. Nel frattempo Ghionni ha costituito la società estera Financial Companies Honding SA, di cui è stato anche amministratore. Una società che sarebbe servita per l’esportazione all’estero dei capitali provenienti dall’indebita percezione dei contributi.