Il partito dell’amore lo chiamava Silvio Berlusconi nei primi mesi dopo la nascita del suo Popolo della libertà. Ma i tempi sono cambiati. Soprattutto lungo la via Emilia dove c’è sì un boom di iscritti, ma sul quale i primi a lanciare sospetti sono i dirigenti del partito stesso. Così, alla vigilia dei congressi provinciali, i primi nella storia del Pdl e in tutta la storia del berlusconismo politico, il partito di via dell’Umiltà appare lacerato e diviso, pieno di sospetti e in balia di una guerra interna che in alcune città potrebbe addirittura finire in tribunale.

Sono proprio le adesioni al movimento guidato da Angelino Alfano il pomo della discordia che, non solo in Emilia Romagna, sta mettendo in crisi questa prima “mobilitazione nazionale”. Molti esponenti del partito, dalla Puglia al Lazio, dal Veneto alla Calabria, hanno denunciato un anomalo aumento delle tessere. Ora le voci iniziano ad alzarsi anche dall’Emilia Romagna, terra rossa capace di dare comunque al berlusconismo personaggi del calibro di Carlo Giovanardi, Filippo Berselli, Anna Maria Bernini, Giuliano Cazzola.

La prima a sollevare critiche sul tesseramento era stata la deputata modenese Isabella Bertolini, la stessa che a novembre fu tra le prime a mettere in dubbio la fiducia all’allora premier Berlusconi. La parlamentare, alla vigilia del prossimo congresso (in cui è candidata), ha prima denunciato un boom di iscritti in provincia di Modena, da poche centinaia a 5.600. Poi ha rimarcato un fenomeno che, se verificato sarebbe molto grave: la presenza di individui sospetti tra le nuove adesioni: “Leggo cognomi come Zagaria che mi auguro non siano parenti dei noti camorristi del clan dei Casalesi. Non voglio passare per razzista né ho strumenti per sapere chi sono questi neo-iscritti ma i sospetti restano. Il mio timore è che qualcuno possa aver aperto loro la porta, per questo ho informato il segretario Angelino Alfano e sono in attesa di una risposta”. Immediata la replica di Giovanardi, nemico storico della Bertolini: “Indegno criminalizzare chi è nato in alcune province del Meridione”.

Scendendo lungo la via Emilia fino al punto più a est c’è Rimini, dove Gioenzo Renzi, ex consigliere regionale, ex Alleanza nazionale ed ex candidato sindaco sconfitto alle elezioni di maggio, denuncia “iscrizioni triplicate” in provincia: da 901 del 2010 a 2.386 del 2011 in un mese. “Non solo – spiega Renzi – dei 901, ben 338 non hanno rinnovato ala tessera. Gli iscritti ex novo, cioè mai visti prima, nel 2011 sono stati 1.823”. Renzi porta dei casi emblematici dai centri della Riviera: “A Bellaria si è passati da 69 a 220, ma di quei 69, 33 non hanno rinnovato. Dunque – conclude l’ex candidato sindaco – ci sono 187 iscritti ex novo. Stesso discorso a Riccione”.

L’accusa al gruppo dirigente provinciale, guidato da Marco Lombardi, è molto pesante: “Mi sembra che a molta gente quello che interessa siano i pacchetti delle tessere, non il dibattito interno. Noi non siamo andati a destra e a manca a cercare gente che magari si vede solo un giorno al congresso. Oggi – prosegue Renzi – non è individuabile nemmeno chi fa le tessere: una volta invece servivano due persone per presentarlo”.

Il consigliere regionale Lombardi, coordinatore uscente e sostenitore del candidato ciellino Fabrizio Miserocchi, replica. “È fisiologico l’aumento degli iscritti prima di un congresso. Io stesso negli anni precedenti non andavo alla ricerca di iscritti, quest’anno sì”. E i risultati si notano, si potrebbe aggiungere. “Ci sono tre ex An che fanno 250 iscritti a testa, poi una componente di Cl che ne fa circa 300. Io e l’onorevole Sergio Pizzolante facciamo il resto”. Cioè quasi 1.500 tessere, facendo due conti.

Ma come ci iscrive al Pdl? Via internet o con un modulo cartaceo spedito a Roma. Ogni iscrizione ha un suo singolo bollettino di pagamento (10 euro l’iscrizione per il solo voto attivo, con 50 euro si può anche essere eletti a una carica) con allegata fotocopia del documento d’identità.

Lombardi allontana qualunque insinuazione di iscrizioni fasulle: “Stanno venendo fuori robe di questo genere in giro per l’Italia, proprio per questo non mi va di essere accomunato a cose poco chiare . Io garantisco su tutti i 2.500 iscritti, ci metto la mano sul fuoco”.

Ad ogni modo il tenace Gioenzo Renzi chiede che almeno vengano inviate delle lettere di convocazione a casa di ogni iscritto per invitarlo al prossimo congresso del 26 febbraio.

Una procedura simile a quella già adottata a Bologna. Anche nel capoluogo tuttavia non è mancata qualche ombra sul tesseramento, segnalata dal vice-coordinatore cittadino e consigliere regionale, Galeazzo Bignami. Proprio per questo sono partite le buste, iscritto per iscritto. “Si tratta di qualche decina di imprecisioni su un totale di 2.800 iscritti regolari – spiega – sarei sorpreso se gli errori superassero l’1 %”.

Per sgombrare il campo dai sospetti il consigliere regionale ha preferito quindi verificare le iscrizioni del capoluogo una a una, facendo inviare ai tesserati una lettera di conferma. “Li abbiamo contattati per essere sicuri che non ci fossero irregolarità, e nel momento in cui abbiamo individuato tessere-fantasma non rivendicate, l’abbiamo segnalato a Roma”.

Nella procedura di adesione ci possono essere delle insidie. Il documento d’identità da allegare può essere presentato anche successivamente, a eccezione degli ex iscritti ad An e Forza Italia, che sono esentati. In alcune liste preparate per i prossimi congressi, per esempio, sono stati rintracciati nomi di ex-iscritti, nonostante non avessero mai rinnovato la tessera. “Questi sono banali errori del sistema informatico che aveva bisogno di essere aggiornato, ma a Bologna ci sono stati anche diversi casi di omonimie. Ad ogni modo correggeranno a Roma”.

Insomma, anche per Bignami qualcosa non torna, ma di certo il consigliere si tiene ben distante dai colleghi di partito di Rimini e Modena, anche perché sotto le Due torri un’esplosione di iscrizioni non c’è stata, anzi. Se erano 3 mila nel 2010, sono 2.800 oggi. “Giusto tenere alta l’attenzione, ma se qualcuno pensa che ci siano rischi d’infiltrazioni vada in Procura”.

Sulla stessa linea il coordinatore regionale, Filippo Berselli. Per lui le accuse sono “balle senza fondamento”. Secondo il senatore, chi semina sospetti lo fa perché ha bisogno di mascherare la realtà. Un gesto dettato dalla disperazione, insomma: “Sia Renzi sia Bertolini sanno di non avere speranze ai congressi provinciali, per questo ora cercano giustificazioni. Ma se hanno elementi concreti facciano delle denunce direttamente alla magistratura”. Da Roma un altro deputato influente, il bolognese Giuliano Cazzola, chiede comunque di tenere gli occhi aperti e invita il centro, cioè Roma, ad adottare “procedure più severe ”.

Questo è il Pdl in Regione. Ora con lo scioglimento delle nevi che ricoprono la regione da est a ovest, quello che rimarrà a terra dopo i congressi e i veleni da esercito ormai senza guida, potrebbe essere il vecchio contenitore del partito di plastica berlusconiano.

di Giulia Zaccariello e David Marceddu