Paolo Romani

Chiamate, connessioni a internet e sms per cifre «stratosferiche» che finivano sui conti del Comune di Monza, generate dal cellulare comunale in uso a Paolo Romani, ma in realtà gestito dalla figlia dell’ex ministro. Uno scandalo emerso stamattina che rischia di mettere in serio imbarazzo il fedelissimo di Silvio Berlusconi. A Monza, nella sua roccaforte, dove Romani è ancora assessore all’Expo, il dirigente pidiellino si fa vedere sempre poco. Ha intensificato le visite solo negli ultimi due mesi per via delle elezioni amministrative alle porte di cui si deve occupare per mandato dell’ex premier.

Non si è fatto vedere in Giunta che una volta e in Consiglio comunale non ci mette piede da anni. Nemmeno il tentativo di far approvare il Pgt che prevede l’edificazione sul celebre terreno della Cascinazza di Paolo Berlusconi l’ha smosso più del solito. Probabilmente preferisce usare il telefono. Stando a quanto si evince dalla bolletta del cellulare che gli è stato concesso in comodato dal Comune di Monza, Romani, infatti, si deve essere fatto sentire parecchio tra discussioni politiche e amministrative con i colleghi monzesi, se è riuscito ad accumulare una bolletta davvero «record» di 5mila euro in due mesi. Solo nell’ultimo bimestre, secondo i documenti del Municipio che paga i suoi conti telefonici, il cellulare intestato a Romani ha registrato una spesa a quattro cifre. A gennaio e febbraio, avrebbe insomma mandato sms, telefonato o forse anche navigato in internet per una somma che supera di gran lunga lo stipendio netto medio di un italiano. E Pantalone paga.

Ma la vera sorpresa è scoprire che, telefonando al numero in questione (pagato dai contribuenti), l’ex ministro neppure risponde. Dall’altro capo, in più di un’occasione, ha risposto una voce femminile. Che, candidamente ha comunicato: «Non trova Paolo su questo numero». Un mistero sempre più fitto che porta a chiedersi chi allora abbia fatto tutte quelle telefonate per un totale di 2.500 euro al mese se non è Romani a tenere il telefono. «Mi scusi ma lei è la segretaria?», la naturale domanda che viene da porre all’interlocutrice. Ed ecco la sorpresa. «No, sono la figlia, le lascio un altro numero se deve contattarlo».

Finora a far parlare di sé era stato solo il figlio maschio di Romani, Federico, che si era conquistato un posto da consigliere provinciale a Monza, ma adesso il secondo «caso» famigliare rischia di mettere in difficoltà i vertici azzurri. A sollevare la questione è stato Il Giornale di Monza, venuto in possesso delle carte. Dopo qualche ora dall’uscita del servizio, al cellulare in questione, rispondeva ancora la figlia, poi è stato staccato. Adesso la Corte dei conti dovrà effettuare una verifica e se verrà dimostrato che non si tratta di una casualità e che il telefono è stato usato in modo improprio non per fini di servizio, si potrebbe presupporre il reato di peculato.

Romani è comunque in buona compagnia: non è l’unico ad aver accumulato bollette «stratosferiche» a parecchi zeri nella giunta di centrodestra che governa Monza, che adesso andrà al rinnovo amministrativo. Ci sono un paio di assessori monzesi che nel 2011 sono riuscite ad accumulare 14mila euro di spese telefoniche pagate dai contribuenti in dodici mesi. Una situazione a cui qualcuno ora dovrà mettere mano dato che il Comune di Monza spende ogni anno mezzo milione di euro per pagare le spese telefoniche di amministratori e personale.

Romani, raggiunto telefonicamente (su un’altra utenza) da ilfattoquotidiano.it precisa: “Per il lavoro che faccio ho quattro cellulari, può quindi capitare che a uno risponda la mia segretaria o qualcuno della mia famiglia. Quello del Comune lo lascio a Milano, per questo è capitato che rispondesse mia figlia, ma non gliel’ho certo dato in uso io”.