Lorenza Lei, direttore generale Rai

Il direttore generale Lorenza Lei è in campagna elettorale, a caccia di un improbabile secondo mandato in Rai. Ci prova, nonostante la sponda politica che l’aveva proiettata ai vertici di viale Mazzini, cioè berlusconiani e cardinali amici, sia più gracile.

Al tempo di professori e tecnici, funziona benissimo, pensa, la sobrietà dei toni e l’austerità nei conti: “Sono fiera di aver raggiunto il pareggio del bilancio per l’esercizio 2011 dopo cinque anni di perdite”, ripete ossessivamente fra interviste ufficiali e incontri ufficiosi. Un’azienda moribonda che trasmette segnali di vita, però, non va incensata e soprattutto sottovalutata. Quando ha chiesto udienza al sottosegretario Antonio Catricalà per sondare le intenzioni del governo, forse Lorenza Lei avrà dimenticato di spiegare il terribile 2012 che s’abbatte sul servizio pubblico, già azzoppato per un debito consolidato di oltre 350 milioni di euro. La concessionaria Sipra ha ripreso la raccolta pubblicitaria con cifre negative: -17 per cento nel primo trimestre – e qui ballano 100 milioni di euro se la tendenza non migliora – mentre l’anno scorso ha racimolato a fatica 980 milioni. Poi Catricalà, che ha respinto l’offensiva del direttore generale con qualche imbarazzo, dovrebbe sapere che le previsioni di spesa indicano un buco di 100 milioni di euro, un capitale che può trasformarsi in debito se viale Mazzini non decide di tagliare le già martoriate risorse per le reti e i programmi.

La Lei ha avuto la fortuna di guidare l’azienda durante un anno dispari, quando non ci sono diritti sportivi da acquistare né eventi particolari, così può vantare le sue mirabolanti ricostruzioni finanziarie. Ma nel 2012 vanno staccati assegni per 150 milioni di euro perché la Rai, seppur ridimensionata per quantità e qualità di palinsesto dal satellite di Sky, deve mandare in onda gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Londra. Dunque, quei 4 milioni di euro di attivo che dovrebbero risplendere nel bilancio 2011 in arrivo nel Consiglio di amministrazione, mentre le casse si dilaniano in più crepe, valgono nient’altro che briciole: nulla in mezzo ai 350 milioni di euro di debiti pregressi e 200 milioni di possibili perdite fra le voci di spesa che non ritornano e la raccolta pubblicitaria estremamente preoccupante. Tonfi clamorosi come la serie televisiva Barbarossa – 13 % di share domenica sera – non aiutano il lavoro di Sipra. Qualcuno poteva avvisare che il film leghista, voluto fortemente da Bossi e costato 6, 8 milioni di euro a viale Mazzini, al cinema non l’aveva visto nessuno. Evidentemente nemmeno Lorenza Lei.

Sempre riservata e silenziosa, appena il governo di Mario Monti ha iniziato a parlare di rinnovo del Cda, la Lei ha scoperto la voce e la diplomazia. Ha più volte parlato a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi, ieri avrebbe anche sollecitato le dichiarazioni di Angelino Alfano in sua difesa: “Il direttore generale Lei sta facendo un buon lavoro, i conti sono in ordine e soprattutto il servizio pubblico è a disposizione dei cittadini e non dei partiti”. Gustoso, allora, riportare il retroscena di Dagospia, che viene confermato da varie fonti di viale Mazzini: durante la proiezione di Cesare deve morire dei fratelli Taviani (Orso d’Oro a Berlino), seduta accanto al presidente Giorgio Napolitano, il direttore generale scattò in piedi e fuggì all’improvviso perché il Cavaliere l’aspettava a cena. Lo spirito di Bruxelles (rigore, rigore, rigore…) che pervade viale Mazzini soffre quando l’azienda spedisce gruppi di giornalisti al seguito di Mario Monti in Asia ed evapora completamente quando – venerdì e sabato prossimo a Firenze – andrà in scena Screenings Florence. Padroni di casa il sindaco Matteo Renzi e il consigliere Giorgio Van Straten (Pd), seminari e convegni, Bruno Vespa a moderare, e poi un bellissimo aperitivo sulle terrazze che dominano piazza della Signoria, cena di gala nel salone dei Cinquecento per 250 invitati e un pranzo al Circolo Canottieri.

da Il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2012