Il sindaco di Bari Michele Emiliano

Questa volta il sindaco di Bari Michele Emiliano il colpo lo ha accusato. La video-denuncia del coordinamento cittadino del Popolo della Libertà sulla presunta parentopoli nelle assunzioni al Teatro Petruzzelli, infatti, non sembra campata in aria: nomi, cognomi e legami familiari (ma soprattutto politici) ben precisi. E gli effetti non si sono fatti attendere: la Procura ha aperto un’inchiesta, il Pdl ha promesso nuove rivelazioni, la Cgil è stata costretta a depositare un esposto in cui chiede alla magistratura di accertare l’estraneità dei propri sindacalisti alle accuse mosse. Un putiferio. Che nasce dalla politica, passa alla cronaca giudiziaria, ma ritornerà ad infiammare gli equilibri di palazzo, perché per Emiliano la matrice dell’attacco è squisitamente politica. Anzi: trasversale alla politica. E al centro di tutto c’è lui: il sindaco, il candidato (auto-candidato) alle regionali, l’ideatore della Lista civica nazionale, “che dà fastidio a molti”.

Sindaco, si è pentito?
Di cosa dovrei essere pentito, scusi.

Di aver fatto quel proclama in cui, con tanto di megafono, garantiva la trasparenza delle assunzioni al Petruzzelli.
Assolutamente no. Sono io che ho chiesto il commissariamento del teatro e visto che nessuno stava sollevando il problema dei lavoratori ho ritenuto opportuno garantirli sul loro futuro.

Ma ha anche promesso che si sarebbe dimesso se fosse emerso il benché minimo spettro di clientelismo politico dietro le assunzioni.
E lo confermo in pieno.

Anche se la video-denuncia del Pdl contiene nomi, cognomi e ‘sponsor’ di almeno una dozzina di assunti?
Certo. Quella del Pdl è un’operazione frullatore: buttano nomi nel calderone della polemica e così facendo gettano fango su professionisti seri, sul sottoscritto e sulla città. Molte di quelle persone neanche le conosco.

Però alcuni di quei nomi non possono non far discutere: Luigi Fuiano, ad esempio, è un ‘suo’ consigliere comunale, è membro della commissione cultura del Comune e contemporaneamente è segretario artistico e direttore di produzione della Fondazione Petruzzelli oltre che figlio di un nome di spicco della Cgil. Solo un caso?
Nessun caso: è esattamente come ha detto lei.

Quindi tutto normale?
No, perché il Pdl ha dimenticato di dire che Luigi Fuiano è stato assunto tra il 2004 e 2005 dall’ex sovrintendente Angiola Filipponio Tatarella, moglie di Pinuccio Tatarella. Non mi sembra che stiamo parlando di miei alleati politici. Le dirò di più: quando Fuiano venne assunto mi arrabbiai tantissimo con la signora Tatarella, perché credevo fosse un modo per incidere nel nostro schieramento.

Lo è stato?
No, ma ora Fuiano farebbe bene a dimettersi dalla commissione Cultura del Comune.

Nel video ‘incriminato’, invece, non compare il nome di Vito Longo, direttore amministrativo della Fondazione, ma anche marito del capo di gabinetto del sindaco, cioè della sua assistente.
Non lo hanno inserito perché lui è stato assunto quando io non ero ancora sindaco. Ma anche Longo è stato ‘chiamato’ dalla signora Tatarella, che ha dato un contratto persino all’autista del marito. E nessuno ha ricordato che nella Fondazione lavorano molti uomini targati Pdl.

Lei non ha sbagliato nulla?
Credo di no. E le faccio un esempio per spiegarle il perché: nel 2004 uno dei manager della Fondazione assunse come suo assistente personale un consigliere circoscrizionale dei Ds. Mi arrabbiai moltissimo, ma mi venne risposto che non avevo titolo per intervenire sulla questione.

Quindi non esclude che qualcuno dei ‘suoi’ possa aver agito in maniera sbagliata?
Sono il sindaco di una città che gestisce un numero di assunzioni importanti e posso dirle che è successo di tutto. Eppure il sottoscritto non ha stabilizzato nessuno dei suoi collaboratori, i quali, quando non sarò più in carica, rimarranno senza lavoro. L’esatto opposto di quanto hanno fatto alcuni amministratori regionali, capaci di assumere a tempo indeterminato interi staff, tanto che qualcuno ha anche scritto libri su questo argomento. Io non ho mai agito così, neanche in questo caso: se riescono a dimostrare il contrario sono pronto a dimettermi. E la stessa cosa dovrebbe fare chi ha dato lavoro per ampliare il proprio consenso elettorale.

Sembra un messaggio nei confronti di qualcuno: a chi è diretto?
A nessuno. Però è chiaro che c’è qualcosa che non quadra in questa vicenda, anche nella costruzione e nella regia politica dell’attacco.

Sta dicendo che dietro la video-denuncia c’è un fuoco amico?
Lo dicono i fatti. Anzi, i comunicati stampa.

In che senso, scusi?
Beh, il capogruppo del Pdl in consiglio regionale (Rocco Palese) chiede la convocazione della commissione Cultura per discutere della questione Petruzzelli, il presidente dell’assise la concede quasi per atto dovuto e da chi arriva la prima reazione entusiasta? Da Silvia Godelli, assessore regionale alla Cultura nonché esponente di Sel.

Vuol dire che c’è un complotto bipartisan nei suoi confronti?
Il Pdl non avrebbe mai fatto una cosa del genere se la Godelli non avesse retto il moccolo. E’ come se io chiedessi di controllare quanto avvenuto in Regione.

Qual è il ruolo di Vendola nella vicenda?
Nichi secondo me è impaurito dalla gravità dello scontro. Quasi lo subisce. Mi auguro che non c’entri nulla con questa storia.

Ma Silvia Godelli è vendoliana.
E’ un carattere a parte. E poi è risaputo che tra me e lei non c’è mai stato un buon rapporto.

Sindaco, ha paura?
Certo che sì. Ho solo la mia faccia e la mia onestà: mi votano esclusivamente perché sono una brava persona. Sono preoccupato per i miei elettori e per le conseguenze che lo scontro potrà avere su di loro. Da parte mia sono tranquillo e sereno perché non ho nulla da temere.

E nulla da rimproverarsi?
No, ma sto cercando di capire se ho fatto male ad autocandidarmi alla Regione con tanto anticipo. Dopo venti giorni dal mio annuncio è scoppiato il caso parentopoli al Petruzzelli: mi lasci dire che la tempistica è quantomeno sospetta…

Lei, insieme al sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ha anche annunciato di voler creare una Lista Civica Nazionale trasversale ai partiti.
Appunto: è un progetto che punta a cambiare le regole della politica, in Puglia come in tutta Italia. Evidentemente c’è qualcuno che ha interesse a far rimanere le cose come stanno.

A chi si riferisce?
Alleati e avversari.