I Bambini Invisibili, così si chiama l’ultima campagna di protesta contro il reclutamento in Uganda (e non solo) di 30.000 bambini, dai dieci anni in su, quando appena hanno la forza di tenere in mano un fucile, strappati alle loro famiglie e costretti a diventare baby killer. E’ “l’esercito” di Joseph Kony, il sanguinario leader dei ribelli ugandesi, che si nasconde nelle foreste primarie della Africa Centrale, dove vivono gli ultimi gorilla. Si fa chiamare Generale e si è messo a capo della Lra, Esercito di Resistenza del Signore, diventato tristemente famoso per i suoi assalti ai villaggi e suoi saccheggi di vite umane. La specialità di questo signore è infatti il rapimento di massa di bambini, in età pre-adolescenziale. Fa loro un lavaggio del cervello, li terrorizza, li sottopone a pratiche di magia nera e infine, Bibbia in mano, li costringe ad assalire di nuovo il loro stesso villaggio per ammazzare i genitori. Le bambine, invece, le trasforma in schiave sessuali. Su Joseph Kony pende l’accusa di crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale Internazionale, ma lui rimane sconosciuto ai più.

Alzi la mano chi ha mai sentito il nome di Kony prima che un video di 28 minuti con immagini agghiaccianti circolasse da qualche giorno in rete (basta clickare “Kony 2012”). Fino a raggiungere i 47 milioni di click. E così Twitter e Facebook (insieme fanno quasi un miliardo e mezzo di utenti, praticamente il Terzo Stato più popolato del mondo, dopo Cina e India) vanno all’attacco del criminale di guerra più ricercato del pianeta. Così come è già successo nelle rivolte sud mediterranee della scorsa primavera, ancora una volta i social media stanno svolgendo un ruolo fondamentale di informazione. Il dissenso continua a correre sul Web. Per pensarla come Philip Roth che ha scritto: “Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto, è quanto mi hanno dato al posto del fucile“.

E se fino a poco fa sembrava impossibile un intervento armato americano,  perché non vi erano in gioco né la sicurezza degli Stati Uniti, né i suoi interessi economici, il presidente americano Barack Obama ha appena annunciato l’invio in Uganda di un centinaio di soldati Usa, a sostegno delle forze armate regionali impegnate contro i ribelli e controllate dal filoamericano Yoveri Museveni.

Kony 2012, è una campagna internazionale di sensibilizzazione in stile Hollywood, come ha commentato il giornale inglese The Guardian, che, con il coinvolgimento in prima persona di star del calibro di George Clooney e Angiolina Jolie mira a rendere Kony una “global celebrity”. Renderlo riconoscibile nell’immaginario collettivo come un’icona del male, un Hitler africano. Insomma, rendere Kony più famoso di Marilyn Moonre.

Questo è un buon uso della rete, clicchiamolo e facciamolo cliccare. Tee-shirt con il faccione di Kony e braccialetto con il suo nome inciso, a parte.

E’ l’irrinunciabile lato merchandising-kitsch dell’operazione. Aiutate la campagna e compratevi il kit “Kony 2012”!

di Januaria Piromallo