La proposta di riforma elettorale è pronta. Pdl, Pd e Terzo Polo stanno trovando l’accordo per un sistema di tipo tedesco, con sbarramento al cinque per cento, introducendo dei correttivi mutuati dalla legge in vigore in Spagna e inserendo un bonus in termini di seggi per i partiti che superano l’11%. Obiettivo dichiarato e comune è quello di limitare la frammentazione parlamentare. Un ritorno al proporzionale, dunque, che cancella il premio di maggioranza ma riconosce un bonus di seggi ai partiti che incassano più dell’11% a scapito di quelli che superano il 5%: in base al numero di voti conquistati, infatti, alle forze minori vengono assegnati meno seggi, redistribuiti ai partiti maggiori. Il sistema è stato proposto da Pdl e Pd che possono così liberarsi dalla necessità di presentarsi con alleanze. Fortemente voluta da Silvio Berlusconi, dopo la rottura con la Lega Nord. Mentre Fli, Api e Udc nutrono dei dubbi. Marginali, in realtà. Pierferdinando Casini, del resto, sta tentando di avvicinare a sé parte di moderati delusi dal berlusconismo, quindi reputa possibile superare l’11%. E anche Futuro e Libertà spinge affinché l’iter sia portato a termine il prima possibile. “La riforma elettorale, dopo un buon lavoro dei partiti con la regia di Luciano Violante, si è fermata e l’impressione è adesso che ci siano forze che remano contro. Insomma questo stallo fa pensare a un tentativo di perpetuare il Porcellum, magari confidando nell’affievolimento dei poteri del Presidente Napolitano coincidente col semestre bianco”, ha detto Carmelo Briguglio, vicepresidente vicario di Fli alla Camera. “Siamo certi che il Capo dello Stato che ha incalzato con molta determinazione le forze politiche, è vigile e darà l’impulso finale perché sia varata una nuova legge elettorale che restitusca agli elettori il diritto di scegliere gli eletti”. In allarme, invece, l’Idv e il Carroccio. “Far fuori le forze politiche che non sono in maggioranza con i tecnicismi della legge elettorale non è mai un buon esercizio di democrazia”, ha detto il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario, che ha definito “il nuovo patto tra Pd, Pdl e Terzo polo per spartirsi i posti in Parlamento, iniquo e antidemocratico. Per fortuna i cittadini non sono stupidi e non si lasceranno ingannare dal nuovo porcellum”.

Il percorso per arrivare a un accordo è ancora lungo e così il Pdl interviene per tenere calmi gli animi. Ignazio La Russa mette le mani avanti: “Voglio rassicurare Lega e Storace sul fatto che ci sia già un accordo, non c’è nessun complotto contro i piccoli né una bozza pronta”. Il cammino di questa riforma “non è legato alle amministrative ma all’iter delle riforme costituzionali”. Che, come precisa Lorenzo Cesa, “devono essere affrontate con un giusto timing: prima la riforma dei regolamenti parlamentari, poi la riforma delle Camere e poi la riforma elettorale, non si può fare una riforma elettorale se non sappiamo che tipo di riforma istituzionale faremo”, ha detto il segretario dell’Udc. Ma è necessario “attuare la riforma elettorale, in senso proporzionale” e soprattutto, restituite “ai cittadini la possibilità di scegliersi l’eletto”. Il percorso di riforma deve necessariamente partire dalla bozza dei tecnici Luciano Violante (Pd), Gaetano Quagliariello (Pdl), Ferdinando Adornato (Udc), Italo Bocchino (Fli), Pino Pisicchio (Api) che prevede, fra l’altro, la riduzione del numero dei parlamentari. I deputati sarebbero 508, 8 dei quali nella circoscrizione Estero, mentre il Senato sarebbe eletto su base regionale, salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e composto da 254 senatori (4 all’Estero); elettorato attivo per Camera e Senato a 18 anni, mentre quello passivo sarà per la Camera a 21 anni e per Palazzo Madama a 35. E’ prevista una riduzione da 7 a 5 del numero minimo di senatori per regione.

Questa almeno la bozza di riforma che è stata consegnata ai segretari di partito, che si incontreranno in settimana. I tempi sono serrati e l’accordo politico deve essere trovato in tempi brevi se si vuole davvero dar vita alle riforme costituzionali. Tempi veramente stretti comunque, come sostenuto da Luciano Violante, perché l’obiettivo è di fare il primo giro di boa entro l’estate. L’approvazione delle riforme a Camera e Senato prima di agosto consentirebbe infatti di occuparsi della legge elettorale e poi, entro la fine della legislatura, ci sarebbe il tempo per il secondo doppio passaggio parlamentare per le riforme. Violante ha invitato a non far circolare i “testi ancora in via di definizione” perché questo “danneggia il lavoro comune e la stessa prospettiva di riforma”. Sulla stessa linea Quagliariello, che sottolinea come la diffusione di “bozze provvisorie” non aiuti “un lavoro serio”, e invita a fare attenzione anche sul fronte della legge elettorale su cui si “mischiano elementi di realtà con elementi di fantasia”. Per quanto riguarda la riforma della legge elettorale, però, lacosa certa è l’accettazione da parte di Pdl, Pd e Terzo Polo del sistema tedesco che per metà prevede collegi uninominali e per metà liste proporzionali.

Il sistema proporzionale è l’unico che garantisce a ognuno di portarsi “a casa” quello che ha. Su questo, quindi, sarebbero d’accordo Pdl, Pd e Terzo Polo anche se si temono i “bipolaristi ad oltranza” che sono presenti sia nel Pdl sia nel Pd e che potrebbero portare elementi di disturbo e qualche difficoltà nel raggiungimento dell’intesa. C’è chi invece invita ad affrontare subito la riforma elettorale. “Bene l’accordo sul sistema istituzionale, ma la legge elettorale va fatta subito perché altrimenti, aspettando il lungo iter delle riforme costituzionali, vince il Porcellum”, afferma Enrico Letta. Ma Pisicchio, uno dei ‘saggi’ al lavoro, garantisce che i tempi non saranno lunghi: “Questa volta si fa sul serio, sono ottimista”. Del resto il margine d’azione è minimo, considerando che al più tardi nella primavera 2013 l’Italia sarà chiamata alle urne. Del resto Berlusconi lo ha detto chiaramente di voler evitare la frammentazione ai partiti minori e il Pd lo segue a ruota. L’assetto politico ideale per il 2013, secondo Enrico Letta, è quello che “consenta una competizione elettorale come in tutti i paesi europei in cui competono un centrodestra e un centrosinistra non condizionati dalle due estreme, come invece è stato in questi 17 anni in Italia quando le estreme hanno avuto un ruolo rilevante”. Con l’addio al Porcellum si saluteranno anche molti piccoli partiti.