di Lidia Ravera | 24 gennaio 2012
Disintegrarsi perché tutto rimanga com’è
Non puoi prendere un cachet perché i farmacisti sono in sciopero. Una cenetta? Il supermercato è vuoto perché chi dovrebbe rifornire gli scaffali sta occupando l’autostrada. Compri merce scaduta: ti muore il gatto e anche la zia Cesira. Non puoi far causa a nessuno perché scioperano gli avvocati… e poi i notai. E poi gli idraulici, gli elettricisti, i netturbini, i gestori di pompe funebri, i veterinari, gli ortopedici, i dentisti, gli architetti, i geometri, i poliziotti, i professori, le ballerine, gli assicuratori, i piazzisti, i faccendieri, i parrucchieri, i ristoratori, gli agricoltori, gli animatori, i commendatori…
È il trionfo delle categorie. Ciascuno per la sua e contro le altre. Ciascuno con le sue ragioni, le sue opinioni, le sue fissazioni. Ciascuno per sé e nessuno per tutti. Chi l’avrebbe mai immaginato che il Paese, pur di non essere cambiato, si sarebbe disintegrato?
Il Fatto Quotidiano, 24 Gennaio 2012




