Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia

E’ stata “inopportuna” la partecipazione del magistrato palermitano Antonio Ingroia al congresso dei Comunisti italiani a Rimini il 30 ottobre dell’anno scorso, ma dato che si è trattato di “un fatto episodico” il caso va archiviato. E’ l’indicazione della Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, chiamata a pronunciarsi in vista della decisione definitiva del plenum dell’organo di autogoverno delle toghe. Il “richiamo” a Ingroia è passato con il voto a favore dei consiglieri del Pdl, ma anche con il sì del rappresentante laico del Pd Guido Calvi.

Al congresso del partito di Oliviero Diliberto, il pm antimafia si era definito non “del tutto imparziale, anzi partigiano della Costituzione”, suscitando ulteriori polemiche, soprattutto da parte del Pdl, che parlò anzi di una “violazione” della Carta. Ma anche l’Associazione nazionale magistrati prese le distanze dal procuratore aggiunto, affermando per bocca del segretario Giuseppe Cascini che proprio i colleghi più esposti con inchieste delicate “dovrebbero avere particolare prudenza nell’esprimere valutazioni di carattere generale sulla politica del Paese”.

La decisione è stata presa a maggioranza con i voti dei due laici Nicolò Zanon (Pdl) e Guido Calvi (Pd) e dell’indipendente Paolo Corder. Contrari i togati di Magistratura democratica Vittorio Borraccetti e Roberto Rossi, mentre si è astenuto Riccardo Fuzio di Unicost. Secondo la commissione del Csm, il diritto insopprimibile a esprimersi anche criticamente in pubblico va coniugato con lo status di magistrato, che impone un onere di sobrietà e compostezza più elevato di quello richiesto a un comune cittadino.

Il procedimento contro Ingroia va archiviato perché il suo comportamento è stato “episodico” e dunque non ci sono gli estremi per ipotizzare un’incompatibilità con le sue funzioni di pubblico ministero, ma è stato deciso l’invio degli atti a un’altra commissione del Csm, la quarta, che si occupa delle carriere dei magistrati. Se il plenum accoglierà la richiesta, la quarta commissione dovrà valutare se inserire gli atti di questo procedimento nel fascicolo personale del pm di Palermo, con effetti sulle periodiche valutazioni sulla professionalità e, di conseguenza, sulla carriera.

“La mia è stata intenzionalmente un’affermazione forte, provocatoria”, aveva spiegato Ingroia in risposta alle polemiche. “Evidentemente definirsi ‘partigiano della Costituzione’ è diventata una bestemmia”.