“Riflettere sulla necessità di avvicinare i salari il più possibile alla produttività”: parola del ministro del Welfare, Elsa Fornero, che dalle colonne del Corriere della Sera ha mandato un messaggio chiaro: dopo le pensioni, infatti, ora il governo dovrebbe toccare il mondo del lavoro e degli ammortizzatori sociali. Tutti settori regolati dalle parti sociali sui cui, però, il governo vuole presentare le sue “analisi”. Che rispondono a voci ben precise: articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, flessibilità e intervento sui contratti di lavoro per razionalizzare il campo e mettere a punto un’unica formula per i neoassunti. Ecco come.

SALARI

Per accrescere le buste paga degli italiani si potrebbe intervenire sul cuneo fiscale, ovvero la differenza tra la cifra sborsata dall’azienda per le retribuzioni e quello che realmente finisce nelle tasche dei lavoratori. Un gap che secondo gli ultimi dati dell’Ocse, riferiti al 2010, è pari al 46,9 per cento, ponendo l’Italia tra i Paesi in cui l’onere fiscale sui salari è tra i più alti. La soluzione starebbe, quindi, nella riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente. L’operazione, però, esige risorse consistenti. Ecco che più probabilmente l’azione del governo si limiterà a un’agevolazione sui contratti di secondo livello e quindi sugli aumenti salariali legati alla produttività.

CONTRATTI

Fornero ritiene opportuno arrivare a un contratto “vero”, “non precario” e “unico” che permetta ai giovani di entrare nel mondo del lavoro con delle certezze e delle garanzie maggiori. E anche in questo caso si riaffaccerebbe la questione sui livelli salariali. Per il ministro il nuovo contratto, infatti, dovrebbe “riconoscere che sei all’inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione”, “parti con una retribuzione bassa che poi salirà in relazione alla produttivita”.

ARTICOLO 18

Di certo per la Fornero “non ci sono totem”, “terreni inesplorati” e, quindi, la discussione può essere aperta anche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Passando alle ipotesi, il concetto sarebbe quello di riequilibrare la flessibilità: da una parte razionalizzando e ‘irrigidendo’ le forme di accesso al lavoro e dall’altra sbloccando un po’ l’uscita. L’obiettivo è quello di porre fine a un dualismo che dà sicurezza solo a chi già si trova dentro e priva di ogni garanzia chi sta fuori. Fornero d’altra parte ha spiegato che servirebbero nuovi rapporti di lavoro che non tutelino “più al 100 per cento il solito segmento iperprotetto”.

AMMORTIZZATORI SOCIALI

L’intervento sugli ammortizzatori sociali appare urgente, si tratta di un sistema che ha finora retto e ha permesso di tamponare la perdita di posti di lavoro, offrendo dei solidi cuscinetti (dalla cig alla mobilità) a chi ha goduto di contratti ‘blindati’. Ma l’aumento dell’età pensionabile, le crisi aziendali, la precarietà pongono la necessità di trovare strumenti che garantiscano una minima continuità di reddito anche per chi viene licenziato, per chi passa da un contratto a termine ad un altro. La strada da percorrere sarebbe quella di arrivare anche in Italia a un vero sistema di sussidi alla disoccupazione, sull’esempio, magari, di quello che avviene in altri Paesi europei, come la Germania.