Il secondo capitolo dell’inchiesta sul calcio scommesse “Last Bet” – coordinata dalla procura della Repubblica di Cremona e condotta dall’unità giochi e scommesse della sezione criminalità organizzata delle squadra mobili di Bologna, Brescia e Cremona – raggiunge altre 28 persone, per 17 delle quali è stato richiesto l’arresto mentre per altri sono stati denunciati a piede libero. E consente di aggiungere ulteriori tasselli – come un ipotetico incontro del 27 febbraio scorso – al ruolo giocato dal “gruppo dei bolognesi”, una delle realtà in cui si articolava l’organizzazione internazionale accusata di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva aggravata dalla transazionalità.

Beppe Signori avrebbe scommesso grazie dall’intermediazione di Sartor. Il ruolo di Luigi Santor (giocatore del Parma, Vicenza, Inter e Roma, attualmente dipendente dell’azienda modenese Cm Srl, che si occupa di compravendita e gestione di immobili), il “Gigi” che verrebbe citato nelle intercettazioni, sarebbe quello del “contabile” del gruppo dei bolognesi già coinvolti nella prima parte dell’inchiesta Last Bet.

E non solo quello del contabile, ma anche il punto di snodo tra gli italiani, che comprendevano pure il “gruppo di Cervia”, che ruoterebbe intorno all’impianto balneare romagnolo “I figli del sole”, il gruppo degli slavi (che doveva reclutare in tutto il mondo persone disposte ad alterare i risultati delle partite) e gli uomini di Singapore, le menti della truffa internazionale.

Questo ruolo era già stato anticipato dall’interrogatorio di Massimo Erodiani, arrestato lo scorso giugno insieme ad altre 15 persone. Il quale, dicendo di non conoscere “Gigi” di persona, aveva aggiunto di averne sentito parlare nell’incontro del 15 marzo 2011 che si era tenuto a Bologna nello studio dei commercialisti di Beppe Signori con l’ex goleador presente. In quell’occasione, sarebbe stato proprio lui a riferire di un viaggio di Sartor a Singapore ed Erodiani aveva raccontato agli inquirenti di un pranzo tra Beppegol e l’ex giocatore di Treviso.

Ulteriori conferme erano giunte ad altri interrogatori e in particolare da quelli di Manlio Bruni, uno dei commercialisti di Signori. Secondo Bruni – si legge nell’ordinanza di oggi – l’ex bomber “era in grado di piazzare ingenti scommesse sui circuiti asiatici, specificamente su Singapore, attraverso il sito Sbobet” proprio grazie all’intermediazione di “Gigi”.

I movimenti dei bolognesi ricostruiti attraverso le celle telefoniche. Gli elementi di riscontro in mano agli investigatori comprendono i tabulati telefonici anche di Sartor, che risulta essere stato in contatto con gli asiatici. Più nello specifico, analizzando le celle agganciate dai cellulari, si vede che il 27 febbraio 2011, poco più di un paio di settimane prima dell’incontro nello studio dei commercialisti bolognesi, Sartor sarebbe andato a prendere all’aeroporto di Malpensa Hock Kheng Pho, stretto collaboratore del capo dell’organizzazione di Singapore, Eng Tan Seet. Dopo aver incontrato lui e suoi presunti complici, li aveva caricati in macchina per raggiungere Bologna e, sempre secondo il percorso dei telefoni, “si muovevano insieme lungo un preciso itinerario cittadino impegnando celle bolognesi compatibili con lo spostamento verso l’abitazione di Signori”.

Ancora nei documenti degli investigatori, a proposito di questo incontro, è riportato che “Pho è entrato in contatto con Sartor con la specifica finalità di avviare contatti e/o definire accordi con il ‘gruppo dei bolognesi’ (riconducibile al noto Giuseppe Signori e allo stesso Sartor) in ordine a scommesse illecite da far confluire su siti asiatici”. Inoltre, sempre il 27 febbraio, sono quattro le telefonate che Sartor fa a Signori richiamandolo anche nei giorni successivi.

Gli altri indagati e sotto accusa altre 20 partite di calcio. Tra gli altri destinatari delle 17 ordinanze emesse dal gip di Cremona, Guido Salvini, oltre a Sartor, ci sono anche giocatori in attività, tra cui l’ex capitano dell’Atalanta Cristiano Doni, già sospeso per 3 anni dalla giustizia sportiva dopo la prima fase delle indagini dello scorso giugno, sempre condotte della procura di Cremona. Una nuova accusa ora per Doni, il quale sarebbe coinvolto nella combine di almeno tre partite dell’Atalanta nel campionato di serie B dello scorso anno.

Per gli investigatori, diretti dal procuratore della Repubblica di Cremona, Roberto Di Martino, Doni deve andare in carcere perché, assieme ad Antonio Benfenati (gestore di uno stabilimento di Cervia, “I figli del Sole”) e all’ex preparatore atletico del Ravenna, Nicola Santoni, sarebbe coinvolto nella combine di alcune partite dello scorso campionato dell’Atalanta.

Gli altri arrestati perché coinvolti nella combine delle partite sono Alessandro Zamperini (serie B, Lega Pro), e due calciatori ancora in attività, Filippo Carobbio dello Spezia e Carlo Gervasoni del Piacenza. Quest’ultimo, coinvolto nella bufera dello scorso giugno che aveva portato anche all’arresto di Signori, è stato di fatto radiato dalla giustizia sportiva lo scorso 9 agosto.

Tutti gli arrestati trasferiti a Cremona in attesa dell’interrogatorio. Anche chi all’inizio è stato fermato a Bologna (Doni, Santoni e Benfenati), è stato poi portato a Cremona, dove è stato trasferito nel carcere cittadino in attesa che il gip Salvini effettui gli interrogatori di garanzia, previsti in settimana. Intanto sono partite rogatorie soprattutto in Svizzera, ma anche in Finlandia, Germania e Ungheria, alla ricerca del “tesoretto” dei bolognesi e dei cervesi. Dunque nuovi sviluppi sono attesi nei prossimi giorni.

Contestualmente agli arresti (Doni ha cercato di scappare ancora in abbigliamento da notte e ha negato l’esistenza di una cassaforte in cui c’era un notebook che è stato sequestrato), sono state condotte varie perquisizioni, tra cui cinque in Emilia Romagna. Una, a carico di un ristoratore, Filippo Russo, per il suo ruolo di scommettitore. Le altre hanno riguardato invece un commercialista di Parma, Daniele Ragone, il faentino Luca Burini, e due ex giocatori romagnoli, Alessandro Ettori di Cervia e Maurizio Neri di Rimini. Gli investigatori, al termine delle perquisizioni, hanno portato via soprattutto materiale informatico.

Infine altra conferma all’impianto accusatorio arriva da un giocatore del Gubbio. In base a quanto ha raccontato prima ai dirigenti della sua squadra e poi agli investigatori, prima della partita di Coppa Italia Cesena-Gubbio del 30 novembre 2011, avrebbe ricevuto un’offerta di 200 mila euro per “aggiustare” il risultato finale. Ha rifiutato, però, denunciando il fatto e consentendo di aggiungere un altro capitolo all’indagine.

di Antonella Beccaria e Nicola Lillo