Non ho la competenza per esprimere valutazioni sul Governo Monti. Non sono ‘un tecnico’, conosco solo marginalmente i rapporti di forze del capitalismo italiano, che suppongo siano oscuri alla stragrande maggioranza della popolazione.

Il cambio di stile (di Monti rispetto a Berlusconi, tra i curricula dei vecchi ministri e i nuovi) è evidente e ha conquistato tutti. Non poteva essere diversamente: la fiducia nell’intera classe politica, maggioranza e opposizione, non supera il 40%. Qualsiasi soluzione alternativa, percepita come nuova (anche un Governo dall’età media di 65 anni, in determinate condizioni, è visto come un elemento di innovazione), conquista perlomeno un credito di speranza.

A caldo ho due sensazioni:

1. La politica è stata richiamata in panchina dalla storia. Dopo anni di fallimenti, di soluzioni solo promesse, di incapacità cronica, di veti incrociati (che, a dirla tutta, hanno condizionato anche le consultazioni per la formazione del nuovo Governo), l’Italia non poteva più permettersi un sistema inefficiente. Da cittadino, questa sensazione è un po’ frustrante: avrei preferito decidere chi meritava di governare e chi no, mentre ora c’è il rischio che i politici che hanno favorito l’avvicinamento al baratro usino Monti per rifarsi una verginità politica, usando questo anno e mezzo per far dimenticare le loro responsabilità e ripresentarsi alle prossime elezioni da ‘salvatori della Patria’. Allo stesso tempo non si poteva fare diversamente: non c’erano i margini per convocare le elezioni e c’è voluto lo spread a cifre folli per arrivare a un ricambio, peraltro parziale: il Parlamento resta lo stesso che ha bocciato l’abolizione delle Province, che non ha saputo fare una nuova legge elettorale e che ha ritenuto Ruby la nipote di Mubarak. Vedere quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento concordi sull’approvazione al Governo Monti fa impressione: non perché non sia possibile o addirittura auspicabile, ma perché fino a un mese fa si prendevano per i capelli.

Adesso dovrebbero votare insieme riforme impopolari, socializzando le perdite elettorali che hanno guidato la stragrande maggioranza delle scelte prese negli ultimi 15 anni. Era davvero Berlusconi il problema, il tappo che impediva il normale scorrere del dibattito costruttivo tra le parti? E se sì, perché il Parlamento non l’ha sfiduciato prima, preferendo una provvisoria uscita di scena che potrebbe essere definitiva se il Governo Monti agirà bene rendendo inutile, di fatto, la politica stessa?

2. Mancano le voci critiche. Chi sarà all’opposizione del Governo Monti tra le forze politiche? In Parlamento c’è solo la Lega, con il quale gran parte dell’Italia, anche quella perplessa su Monti, non può identificarsi. Parliamo comunque di un partito che balla intorno al 10%, una percentuale sempre e comunque inferiore alla quota di italiani scontenti per il Governo Monti.

E sulla stampa, chi farà il cane da guardia del potere? I grandi giornali nazionali sono tutti concordi ed entusiasti. Persino il Pdl di Silvio Berlusconi dovrebbe sostenere Monti, e se i suoi giornali e le sue televisioni lo criticheranno farò molta fatica a pensare che sia giornalismo imparziale, perché non lo è stato sino ad ora. Come faccio ad avere la certezza che sarò informato correttamente? Chi favorirà il confronto sociale tra le parti? Quale spazio sarà riservato a chi dirà “non sono d’accordo”? Sarà etichettato come traditore della Patria, berlusconiano, leghista, comunista, paranoico, complottista?

Ho già sollevato queste questioni in Rete. Molti miei amici mi dicono che tanto Monti cadrà subito, basterà usare qualche ‘parola magica’ come ‘patrimoniale’ o ‘lavoro’ per creare grandi fibrillazioni. Se così fosse, sarebbe la prova che l’entusiasmo di queste ore è stato ingenuo. È anche vero che con una maggioranza così estesa il nuovo governo potrà far sue alcune idee con un supporto variabile da parte del Parlamento.

Per il momento, conviene fare un passo indietro (terza sensazione a caldo: la politica, e chi la analizza, dovrà coltivare un silenzio virtuoso) e cercare di informarsi il più possibile, sperando che la politica sana inizi a giocare il ruolo da protagonista di cui l’Italia ha bisogno.