Comincia ora la lunga marcia del cardinale Bagnasco verso la Terza Repubblica. Un premier cattolico dal volto pulito dopo il devoto del bunga bunga è quanto di meglio la Chiesa potesse aspettarsi. Se poi dovessero entrare nel governo d’emergenza altre personalità credenti di rilievo come l’ex presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli e il rettore dell’Università Cattolica Lorenzo Ornaghi sarebbe un en plein politico-religioso. Mirabelli fa persino parte ufficialmente della “Famiglia pontificia” in quanto consigliere generale dello Stato Città del Vaticano oltre che membro del comitato d’amministrazione della Fabbrica di San Pietro. Bagnasco ha bisogno di tempo per riorganizzare il mondo dell’associazionismo cattolico. In questa fase la Chiesa è andata sostanzialmente a rimorchio della strategia di Pier Ferdinando Casini. Il “soggetto cattolico” di Todi, a sua volta, è riemerso con un comunicato soltanto dopo che il presidente Napolitano aveva svolto il lavoro pesante. Di fatto ancora non esiste.

Serve almenoO un anno al presidente della Cei per dare forma alla carovana di Todi in modo da trasformare la rete delle associazioni e movimenti cattolici in un vero organismo, che possa fare da base sociale a un centro-destra rigenerato sotto le insegne del Partito popolare europeo. Per questo l’Avvenire insiste assolutamente sull’impraticabilitàdi nuove elezioni né subito né fra sei mesi, agitando lo spettro di una contesa rabbiosa fra le forze politiche invece di prefigurare una campagna elettorale normalmente aspra come avverrà in Spagna e in Grecia e come si verifica negli altri paesi occidentali. Favorevole a una politica di rigore per salvare l’Italia dalla bancarotta, schierata a favore di misure contro l’evasione fiscale e il precariato giovanile, la gerarchia ecclesiastica ha anche un altro motivo per voler mantenere la composizione del Parlamento così com’è attualmente: l’approvazione della legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, che nella forma attuale espropria il paziente di ogni scelta.

Il varo della legge, che notoriamente non esprime il sentimento della maggioranza della popolazione italiana orientata a decidere per sé in caso di coma vegetativo persistente, è un traguardo che l’istituzione ecclesiastica non intende lasciarsi sfuggire. Ed è solo possibile con questo Parlamento ormai non più rappresentativo del Paese. Da questo punto di vista sarebbe più in sintonia con la società italiana un governo Monti 1 per le misure economiche d’emergenza e fra sei mesi un governo Monti 2 dopo un passaggio alle urne che rinnovi le Camere. Ma questo la Chiesa lo vuole assolutamente evitare. La gerarchia ecclesiastica è già allarmata all’idea che arrivi al ministero della Salute un esperto di impronta laica e impostazione europea. La sola ipotesi dell’arrivo di Umberto Veronesi ha fatto scattare il veto di Avvenire. È un oncologo illustre, dice il giornale dei vescovi, ma “portatore di visioni scioccanti”. Dunque, mai sia.

Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2011