La ricorderemo a lungo questa straordinaria notte italiana. La gente festosa che circonda il Quirinale e Palazzo Grazioli per l’annuncio atteso da troppo, troppo tempo. Gli orchestrali del gruppo di “resistenza musicale permanente” (professionisti del Teatro dell’Opera e dilettanti) che eseguono l’Alleluja sotto il balcone del capo dello Stato, protagonista dello strappo che ha costretto alla resa un premier sfiduciato e screditato nel mondo intero come mai era accaduto nella storia repubblicana.

Un uomo abbandonato dai suoi stessi scherani, ma sconfitto irrimediabilmente dalla crisi finanziaria che sta travolgendo l’Italia. Per quattro mesi un premier di latta senza governo ha cercato di aggrapparsi al nulla: manovre finanziarie scritte e riscritte che hanno tolto a chi aveva già poco, tutelando i grandi evasori da sempre vezzeggiati e i privilegi delle caste indifferenti al bene comune, a cominciare da quella della politica. Bisogna dirlo con chiarezza, Berlusconi non avrebbe potuto distruggere tutto ciò che ha distrutto se non avesse avuto di fronte un’opposizione troppo spesso debole e qualche volta complice.

Attenzione però: Berlusconi lascia, ma Berlusconi resta. Non temiamo un suo quarto ritorno a Palazzo Chigi: sarebbe assurdo e del resto egli stesso sa di essere finito come dimostra l’apparente arrendevolezza con cui si sta facendo accompagnare alla porta.

È il berlusconismo che rimane tra noi. La sottocultura dei disvalori entrata in profondità nelle vene del Paese non sarà facile da espellere. A cominciare dal comandamento malavitoso della legge che non è uguale per tutti, conculcato per anni nella testa della gente, norma vergogna dopo norma vergogna.

Ma resta soprattutto il partito di Berlusconi che, non dimentichiamolo mai, ha difeso qualsiasi nefandezza e bunga bunga padronale. Un’armata divisa e in rotta e dunque più pericolosa ancora. Non sappiamo quali colpi di coda ha in serbo e ne diffidiamo profondamente. Tenteranno in tutti i modi di condizionare il nuovo premier Mario Monti con ogni trappola cercando di recuperare il bottino lasciato sul terreno.

Il Fatto, inutile dirlo, continuerà a tenere gli occhi apertissimi perché sappiamo che il difficile viene adesso. Ma intanto godiamoci la festa.

Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2011