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Peter Kruger
Imprenditore e Internet-evangelist

Caro Monti, affrontiamo anche lo “spread digitale”

In queste ore drammatiche di apprensione per le sorti finanziarie del paese, dall’Internet Governance Forum Italia 2011 che si tiene a Trento con la partecipazione dei maggiori esperti nazionali di Internet e di economia digitale, giunge un accorato appello rivolto al neo senatore a vita Mario Monti.

“Non si può aspettare il superamento della crisi economica per investire nel digitale, perché, come sancito dalla Commissione Europea nella Strategia 2020, lo sviluppo dell’economia digitale è una delle condizioni imprescindibili per il superamento stesso della crisi”.

Mentre i più irresponsabili poltronari che siedono in Parlamento si affannano a sabotare l’unica soluzione che realisticamente ci può porre al riparo dal baratro, la rete invita con forza il candidato in pectore del nuovo governo a dare finalmente una risposta agli impegni che l’Unione Europea chiede a tutti gli stati membri, a partire dalla realizzazione di un’Agenda Digitale capace di fornire un indirizzo strategico coerente e organico: se l’Italia è minacciata da una crisi finanziaria, solo una risposta economica di modernità può avviarci verso un percorso sostenibile di crescita.

“Lo spread digitale dell’Italia nei confronti dei principali paesi del mondo ha ormai raggiunto livelli insostenibili anche per la tenuta economica nazionale”. La distrazione della politica e l’irresponsabilità di governo sui questi temi sono un lusso che il Paese non può più permettersi.

Come recentemente emerso dallo studio condotto dal Digital Advisory Group Italia, l’economia digitale rappresenta già il 2% del Pil dell’economia nazionale (a fronte di una media del 3,6% di tutte le economie più avanzate) e, negli ultimi 15 anni, ha creato oltre 700 mila posti di lavoro. In un certo senso, è un miracolo, poiché questi risultati sono stati ottenuti dalle imprese, dalla società civile, dalle università senza praticamente alcun sostegno concreto da parte della politica, anzi, spesso, nonostante molti tentativi governativi di porre freno alla libertà e allo sviluppo di Internet. “L’incapacità di affrontare i problemi legati alla diffusione della banda larga è indegna di un paese che voglia restare in Europa”.

Le ricette sono note. L’impegno deve partire dal definire finalmente una strategia complessiva in sintonia con la strategia 2020 della Commissione Europea e con gli otto pilastri stabiliti dall’Agenda Digitale Europea. E’ tempo di implementare le tante proposte venute dall’Internet Governance Forum Italia, dal Digital Advisory Group che ha recentemente proposto 12 azioni concrete per stimolare l’economia digitale nazionale, così come quelle avanzate dagli Stati Generali dell’Innovazione e da tante organizzazioni sorte in questi anni proprio per supplire all’inconsistenza della politica.

È tempo di agire. Al neo senatore Monti e al presidente della Repubblica, la rete si rivolge perché finalmente questi temi entrino a pieno titolo nell’azione di un governo del paese “anche attraverso la nomina di un ministro se necessario”, ossia anche entrando a gamba tesa nello sporco e maleodorante lavorio che in queste ore si consuma nei palazzi del potere per la scelta dei componenti del nuovo governo. È tempo di agire con  segnali di impegno concreto. Se non ora, quando?


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