Cassa integrazione per 260 su 288 lavoratori e la massima incertezza sul futuro dell’azienda e del proprio lavoro. Un bel regalo di Natale per un’altra fabbrica di eccellenza dei motori che è alle prese con una crisi che rischia di metterla in ginocchio. La BredaMenarini Bus di Bologna infatti, che ha come azionista di maggioranza Finmeccanica (e dunque lo Stato), terrà a casa, da gennaio a marzo, la maggior parte dei suoi lavoratori a causa di una contrazione del mercato. “Siamo davvero in contraddizione con tutto quello che diciamo riguardo la crescita. L’Italia si becca le multe dall’Unione europea perché abbiamo autobus vecchi e inquinanti, mentre coi soldi delle multe potevamo far costruire bus nuovi”, spiega Bruno Papignani, segretario della Fiom Cgil di Bologna che poi prosegue. “Poi i mezzi li faremo costruire agli stranieri”.

Sì, perché un’azienda turca, che già costruisce mezzi pubblici, sarebbe interessata all’acquisto di BredaMenarini ed entro fine novembre dovrebbe presentare un’offerta. La scorsa estate il sindacato aveva paventato la possibilità che i turchi, in cambio di entrare nella società chiedessero una riduzione da 290 a 60 operai nello stabilimento emiliano. Ora quella ipotesi sembra tramontata, ma la preoccupazione rimane. “Non vorremmo che queste operazioni di vendita avvenissero quando i lavoratori sono a casa in cassa integrazione”, spiega Papignani. Il segretario Fiom pone come condizione importante il fatto che Finmeccanica mantenga il controllo. “Non può uscire o non mantenere la maggioranza nella società. Peraltro penso che un’operazione di uscita in tempi brevi sarebbe difficile anche per organizzare la manutenzione, visto che BredaMenarini ha 7 mila autobus in circolazione nel mondo”.

Tuttavia i lavoratori non sono contrari tout court a un ingresso degli stranieri nella compagine societaria, purché non sia un modo per delocalizzare e decimare il personale: “La cassa integrazione parte perché il lavoro ciclicamente si ferma e la BredaMenarini è ingabbiata nel meccanismo del fondo pubblico per il trasporto nazionale”, spiega Marco Prendin, delegato Fiom in fabbrica locale. “È strategico quindi trovare un partner internazionale per farci uscire da questo incastro e non ci tenga legati al solo finanziamento pubblico”.

Papignani ha anche parlato di un prossimo incontro con gli europarlamentari italiani proprio per spingere affinché si trovi il modo di agevolare il finanziamento dei mezzi pubblici nel nostro Paese e rilanciare così fabbriche come la BredaMenarini, ma anche l’Irisbus. “Nei prossimi mesi – ha spiegato Prendin – l’industria dei mezzi pubblici sarà ferma in Italia, mentre il nostro Paese e agli ultimi posti in Europa per qualità dei trasporti, davanti solo a Ungheria, Bulgaria, Slovacchia ed Estonia”.

Ma Papignani lancia un segnale anche alla politica locale e chiama in causa il governatore Vasco Errani: “Si attivi presso Finmeccanica e dunque verso lo Stato, per salvare l’azienda”.

Alla BredaMenarini, che Finmeccanica (anche in commissione parlamentare) nei mesi scorsi aveva comunque dichiarato di voler fare entrare altri partner nella società, sarebbe interessato anche un compratore milanese, ma al sindacato non saprebbero dire esattamente chi sia.