Lo Juventus Stadium, il nuovo impianto di proprietà della società torinese

“Giocare sentendo la gente attaccata al campo è una bellissima sensazione purché sia garantita la sicurezza di tutti. In quel momento non mi sono accorto di nulla. In generale, penso che siano belli gli stadi in cui è possibile per un tifoso arrivare fino quasi al contatto fisico con noi calciatori, ma l’importante è che tutto si svolga in sicurezza”. Marco Di Vaio, attaccante del Bologna, parla dell’ultima esperienza che l’ha visto protagonista in campo, meglio, fuori dal campo.

Storia di mercoledì sera. Il Bologna è ospite della Juventus nel nuovo impianto della società bianconera. Sul finale, la gara si fa tesa per ragioni diverse e dalle provocazioni verbali si passa agli spintoni, che coinvolgono più o meno direttamente diversi giocatori. Il gruppo di calciatori affamati di giustizia ‘autodafé’ arriva a due passi dalla curva Nord, che ospita in quel settore tifosi juventini. E proprio uno di questi si sporge dalle protezioni quanto basta per improvvisare un ceffone che non prende Di Vaio per qualche centimetro. Da qui, le prime critiche allo Juventus Stadium, impianto gioiello per struttura e prospettiva, il primo di proprietà di un club italiano, che però non sembrerebbe garantire la necessaria sicurezza al pubblico presente. Le barriere che dividono gli spalti dal campo sono alte un metro o poco più. Se qualcuno volesse davvero entrare sul terreno di gioco ed assaltare le posizioni dei tifosi avversari, beh, diciamo così, non faticherebbe oltremisura. Certo, ci sono le telecamere controllate in cabina di regia dalle forze dell’ordine, che monitorano tutto ciò che accade nelle zone calde dell’impianto. Ci sono gli steward sul libro paga della Juve, che dovrebbero tenere d’occhio la situazione minuto dopo minuto. Per la cronaca, mercoledì ce n’erano 480, contro i 170 previsti dalla normativa in gare come queste. E c’è pure la Daspo, la misura introdotta per legge nel 1989 per mettere all’indice il tifo violento in modo radicale e definitivo.

Ma tutto questo può essere sufficiente per garantire la sicurezza all’interno dello Juventus Stadium? Alla presentazione dell’impianto, la Juventus si è detta convinta che l’ambiente condizioni i comportamenti delle persone. E che, per questo, il nuovo stadio vuole rappresentare un modello di riferimento per colmare il divario tra ciò che accade in Italia e l’esperienza dei maggiori tornei europei. Da quelle parti, il pubblico assiste alle gare a bordo campo, quasi senza alcuna protezione. In Inghilterra, fanno sapere in via informale dalla Juventus, hanno fatto questa scelta quando ancora il problema degli hooligans era lontano dall’essere risolto. E i risultati ci sono stati e sono sotto gli occhi di tutti. Insomma, si chiede al tifo di diventare grande e maturo. Perché altrimenti si farà un altro passo indietro nella direzione degli stadi presidiati da ingenti forze dell’ordine. E con stadi che somigliano a trincee, per evitare che i tifosi più esagitati possano in alcun modo raggiungere il campo. Dalla rete, il popolo dei bianconeri stigmatizza l’episodio di mercoledì, gridando a gran voce la propria distanza dal tifoso scellerato che peraltro, stando alle ultime notizie della Digos di Torino, è già stato identificato. Cosa rischia? Fino a cinque anni di interdizione da qualsiasi evento pubblico. “Sempre che – fanno sapere dalla Digos – ci siano davvero gli estremi per parlare di aggressione”. Già, perché in caso contrario la persona in questione rischierebbe probabilmente poco più che una strigliata.