Pranzi e cene in ristoranti di lusso, viaggi in giro per il mondo e soggiorni in hotel. Il tutto a carico delle casse della Regione. Finiscono sotto accusa le spese della Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo: dal 2007 al 2009, dei tre milioni di euro messi sul tavolo dalla Regione, quasi 900mila euro sono stati utilizzati per gettoni presenza, indennità, rimborsi e spese di viaggio. Somme che stridono in tempi di tagli generalizzati, e scatenano la polemica in Regione. Con il Movimento 5 Stelle pronto a chiedere di stringere la cinghia: “Inaccettabile mantenere una struttura così in un momento come questo”.

Istituita con una legge regionale nel 2006 e composta da 53 persone, la Consulta si riunisce due volte l’anno, con il compito di promuovere attività e progetti che contribuiscano a tenere in vita la cultura locale tra le comunità di emiliano romagnoli residenti all’estero. Per questo, tra le diverse voci di spesa, compaiono master, borse di studio, scambi culturali, eventi e manifestazioni in Italia e all’estero. Anche se, finora, a pesare di più sul bilancio è stato il funzionamento stesso della Consulta. Tra gettoni di presenza, indennità ai componenti, e pagamento delle spese di viaggio a persone estranee alla regione, solo nel 2007 sono stati spesi oltre 320mila euro. E 280mila nei due anni successivi. In tutto oltre 890mila euro dei 3 milioni tirati fuori complessivamente dalla Regione in tre anni.

Entrando nei dettagli dei compensi, si scopre che alla presidente della Consulta, l’ex-candidata sindaco di Bologna Silvia Bartolini, va uno stipendio annuale superiore a 45mila euro, a cui si aggiungono circa 35mila euro di rimborsi spesa per attività istituzionali. Mentre ai membri della Consulta spettano 20 euro per ogni presenza se provengono dall’Italia, e 36 se arrivano da oltre confine, in aggiunta ai rimborsi per la partecipazione alle diverse iniziative. A questo capitolo vanno poi sommate le spese per gli spostamenti e l’alloggio degli invitati alle manifestazioni organizzate dalla Consulta in Italia e all’estero.

E tra un evento e un altro, in terre lontane e vicine, sembra che pochi abbiano fatto attenzione al portafoglio. Soprattutto a tavola. Solo nel 2008 il budget di 8500 euro messo a disposizione per pranzi e cene è stato utilizzato fino all’ultimo centesimo. E nella lista dei rimborsi ci sono anche fatture da capogiro: 1049 euro lasciati al ristorante dell’Hotel Giovanni di Londra, 900 al De Luigi di Roma, e altri 602 all’Hilton Perth Globe Restaurant, negli Stati Uniti.

Per il 2011 la cifra stanziata per le trasferte ammonta a 400mila euro, e a 286mila euro quella per i gettoni e le indennità. Scorrendo le singole spese spiccano i 30mila euro spesi per il soggiorno in Italia di un gruppo di discendenti da emigrati in Europa, e i 50mila euro utilizzati per organizzare dei corsi di lingua e cultura italiana in America Latina.

“Ci sembra lecito eccepire sul fatto che la Consulta costi circa 1 milione di euro l’anno fra costi diretti e indiretti, di cui solo 100/150 mila vanno effettivamente nei progetti – commenta Giovanni Favia del Movimento 5 Stelle – il resto è il costo del carrozzone, dei privilegi, che noi vogliamo eliminare”. Pur non mettendo in discussione l’esigenza di mantenere un “filo saldo con gli emigrati”, il consigliere chiede che l’organismo venga ridimensionato, magari affidando i progetti direttamente dall’assessorato, così da eliminare costose sovrastrutture.

Fanno da sponda le posizioni del consigliere dell’Udc Silvia Noè, secondo la quale la consulta non è una priorità: “Per l’ennesima volta, mi chiedo a chi e per chi serve la questo ente? E che senso ha pagare un convegno della Consulta che oggi e domani si riunisce a Salsomaggiore in un Hotel a 4 stelle?” ha ricordato l’esponente Udc, convinta che “i fondi destinati per questo ente rappresentino un’offesa per tutti i cittadini che vivono in questa regione”.

Bersaglio del fuoco incrociato, la presidente Silvia Bartolini rivendica la correttezza delle attività della Consulta, e non vuole sentire parlare di sprechi. “Continuare a polemizzare – scrive in una nota, replicando alle accuse di Favia – dimenticando la relazione che la Consulta mantiene con le 107 associazioni di emiliano romagnoli nel mondo, è offensivo nei confronti delle nostre comunità all’estero e delle attività che svolgono su base volontaria. È opportuno per dovere di ospitalità, ringraziare, anche solo con un pranzo, persone che vengono dall’estero o da fuori Bologna per tenere relazioni alle nostre conferenze senza avere in cambio alcun compenso, o consultori e presidenti che all’estero ci aiutano a loro spese durante le nostre visite”.