La verità sulla manovra economica bislacca (eufemismo) varata dall’altrettanto bislacco governo italiano è emersa in tutta la sua evidenza lunare ieri sera, durante la prima puntata di Presa diretta, programma di Riccardo Iacona in onda su RaiTre. Il giornalista ha chiesto a cinque esperti di economia opinioni e dettagli informativi sul minestrone rancido cucinato dai premiati chef Berlusconi & Tremonti. Sono così stati interpellati Emma Marcegaglia (presidente di Confindustria), Nunzia Penelope (giornalista economica e autrice del libro Soldi rubati). Gian Antonio Stella (scrittore e giornalista del Corriere della Sera), Mario Deaglio (editorialista economico della Stampa, ex direttore del Sole 24 Ore, economista e professore ordinario di Economia Internazionale presso l’Università di Torino) e Tito Boeri (editorialista economico de La Repubblica e professore ordinario di Economia del Lavoro presso l’Università Bocconi di Milano).

La Marcegaglia ribadisce il giudizio estremamente negativo di Confindustria sulla manovra. “E’ ancora quasi tutta tasse, quasi il 65%, quindi è depressiva. Non ha all’interno riforme strutturali profonde, sono stati tolti tutti i provvedimenti per ridurre i costi della politica e questo non è bello. Ma la cosa più grave è che non c’è nulla per la crescita. La Confindustria ha stimato per il 2012 una crescita del +0,12, quindi praticamente zero, mentre quattro mesi fa era +1,1″.

La presidente di Confindustria afferma che la credibilità dell’Italia è scarsa e riguarda l’atteggiamento tenuto dal governo in questa manovra (“l’ha fatta, poi l’ha disfatta, l’ha rifatta”) e la difficoltà nel varare cambiamenti profondi, ovvero quelle riforme strutturali a cui ci richiama la Bce e che da decenni non sono mai state fatte, neppure dai governi di centrosinistra. E sul governo di maggioranza è chiara e lapidaria: “Così noi non possiamo stare. O si fanno queste riforme, il paese recupera credibilità e il governo mostra le capacità di farlo oppure deve andare a casa“.

Nunzia Penelope afferma che i soldi rubati alle casse dello Stato sono 400 miliardi all’anno, dieci volte questa manovra, e prevalentemente costituiti da evasione fiscale, corruzione, lavoro nero. “Sta fiorendo un’economia parallela fatta di società di servizi che come servizio offrono evasione fiscale chiavi in mano, vendendo fatture false”, asserisce la Penelope. “In questo paese viene evaso il 30% dell’Iva. Destra e sinistra sono bipartisan nel fare le carezze agli evasori. Nel 2000 il centrosinistra ha varato una legge in base alla quale fino a 100 mila euro si poteva evadere senza incorrere in un reato penale. Con la nuova manovra mettiamoci il cuore in pace: i grandi evasori in galera non ci andranno. In questo paese vedo un esercito di poveri che sta mantenendo un drappello di ricchi. C’è un 10% di popolazione che possiede il 50% della ricchezza. Se vai alla boutique Hermès di via Condotti a Roma, per una borsa da 7.000 euro c’è una lista d’attesa per acquistarla. Anzi, c’è anche la pre-lista d’attesa”.

Stella, invece, parla dei mancati tagli ai costi della politica, a cominciare dalle pensioni dei parlamentari, i cosiddetti vitalizi. “E’ inaccettabile che si alzi l’età della pensione per i cittadini comuni e non si tocchino i vitalizi”. Stella è scettico sul ventilato taglio delle Province: “Siamo rimasti già scottati tutti troppe volte. Faccio notare che il dimezzamento del numero dei parlamentari era stato annunciato come una cosa che sarebbe stata immediata, con un decreto del 22 luglio. Ma questo decreto non è mai stato depositato“.

Nel suo nuovo libro, Licenziare i padreterni, scritto con Rizzo, Stella ha calcolato di quanto sono aumentati i costi della politica dal 1983 ad oggi. “La Camera nel 1983 costava in valuta attuale 291 milioni di euro. Oggi costa un miliardo e 59 milioni di euro, quattro volte di più. Il Senato costava 154 milioni di euro, adesso costa 574 milioni di euro, ancora quattro volte di più. Nel decennio berlusconiano, dal 2001 al 2010, c’è stato un aumento dei costi della politica del 65%.

Un dipendente pubblico medio italiano prende 36.135 euro lordi all’anno; un dipendente della Camera 131.586 euro, cioè il quadruplo. All’estero, ad esempio in Inghilterra, un dipendente della Camera prende 38.000 euro, quattro volte di meno rispetto a un deputato italiano. Un dipendente del Senato prende 137.525 euro all’anno; un componente dello staff ristretto di Obama prende 118.500 euro all’anno.

Il governatore del Molise, Michele Iorio, intasca al netto 144.560 euro all’anno; Andrew Cuomo, governatore di New York, nonchè il governatore più pagato negli Usa, prende 135.020 euro lordi all’anno. Nicole Minetti, consigliere regionale della Lombardia, ha uno stipendio annuo di 150 mila euro netti; un giovane deputato californiano prende 66 mila euro lordi: stiamo parlando di uno stato come la California che, se fosse indipendente, avrebbe il settimo pil nel mondo. Renzo “Trota” Bossi prende 150.660 euro netti all’anno, ovvero come tre governatori americani messi insieme.”

Boeri e Deaglio evidenziano ulteriori falle della manovra economica e la gravità della crisi in Italia. Boeri afferma che l’Italia rappresenta un caso tutto particolare, perchè, in termini di caduta del Pil, ci sono paesi che hanno subito crolli peggiori, come ad esempio l’Irlanda. Ma se si guarda al reddito disponibile delle famiglie, in quei paesi fortemente colpiti dalla recessione, i provvedimenti dello Stato e le politiche sociali sono riusciti a contenere questa perdita di reddito. Al contrario, da noi il reddito è calato. Sono terminati i risparmi delle famiglie perchè sono serviti a tamponare i primi anni della crisi. Ecco perchè è così importante la crescita e far ripartire l’economia del Paese.

Deaglio, invece, mette in risalto l’incompetenza dei politici nostrani in materia economica. “Qui ci saranno in Italia quattro o cinque persone in grado di leggere i bilanci e sono tecnici e non politici. Il resto è pressapochismo, direi quasi analfabetismo e non conoscenza della materia“.

Dopo questo profluvio di legnate, sarebbe un sogno martinlutherkinghiano quello di veder battere in ritirata l’armata Brancaleone che dilaniando il Paese. Caro clan governativo, funziona così: se si ha paura di scottarsi, come lascia presagire l’orgia di insulti del “ministro” Ronchi a comuni cittadini e il mancato taglio alle laute prebende politiche, si lasci la cucina.