Ieri è stato il giorno della sentenza pronunciata dalla terza sezione civile del tribunale di Palermo che riconosce ai parenti delle vittime della strage di Ustica un risarcimento record, 100 milioni di euro più interessi e oneri accessori per “omissioni, negligenze e depistaggi” a carico dei ministeri della difesa e dei trasporti. Oggi, invece, a prendere la parola è Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, che con il suo collega Aurelio Misiti (sottosegretario al ministero delle infrastrutture e dal 1990 al 1994 membro del discusso collegio che doveva stendere le perizie su Ustica), torna a ribadire: macché depistaggi, è stata una bomba.

E dice: “È come se oggi un giudice sostenesse che Enzo Tortora spacciasse droga”.

Scusi, onorevole, ma che c’entra Enzo Tortora?

C’entra. Tortora non era stato assolto? E allora sarebbe assurdo oggi sostenere il contrario. Le dirò di più: quando Edward Luttwak dileggia gli italiani per il loro atteggiamento su Ustica ha ragione e come cittadino italiano mi fa male.

Torniamo alla vicenda Ustica. Lei è sempre convinto che a causare la sciagura del 27 giugno 1980 sia stata una bomba?

Convintissimo e non lo dico io, ma lo dicono i documenti. Io ho acquisito tutta – e ripeto tutta – la documentazione Nato e posso affermare che in volo non c’era alcun aereo vicino al Dc9 dell’Itavia, quella sera.

Dunque esclude che esista altro materiale Nato che non è ancora stato reso pubblico e nemmeno consegnato alla magistratura?

Nel modo più assoluto. Il governo italiano lo ha chiesto all’Alleanza Atlantica e l’Alleanza Atlantica lo ha consegnato in toto.

Allora perché si continua a sostenere il contrario? Perché non c’è evidenza della bomba a bordo? Perché alcuni dei giornalisti che dal 1980 in avanti si sono occupati di Ustica hanno subito intimidazioni?

Perché succede come quando esce un film: c’è una trama suggestiva e tutti lo vanno a vedere. È accaduto così con il “Muro di gomma” e tutti a credere alla versione della guerra non dichiarata, sostenuta solo dal giudice Rosario Priore.

Dalle informazioni diffuse in questi giorni dalla stampa internazionale e da Human Rights Watch però la tua tesi, quella dell’esplosione interna a bordo, verrebbe smentita dagli archivi libici, in base ai quali si parlerebbe di aerei in volo.

La Libia c’entra. Eccome se c’entra. Basti ricordare la bomba di Lockerbie. Gheddafi non ha ammesso di essere stato lui a metterla?

Però Lockerbie avviene nel dicembre 1988, 8 anni e mezzo dopo Ustica, e per la strage dell’aereo Italia 870 a lungo si parlerà invece di cedimento strutturale, di un incidente. Altre ipotesi iniziano a farsi largo solo diverso tempo dopo.

È vero, ma le decine di persone che dovevano ricevere il messaggio lo hanno ricevuto subito.

Dunque, secondo lei, la sentenza civile di Palermo è sbagliata?

Certo e annuncio che lo Stato ricorrerà contro di essa. A Palermo non è stata fatta nessuna ulteriore perizia e si basa su documenti “fantasiosi” che parlano di un’azione di guerra in corso. L’unica perizia affidabile ce l’abbiamo noi e l’ingegnere Augusto Misiti ne sta parlando da tempo: è una perizia composta da un team di 11 periti internazionali. Dunque non parliamo a vanvera.

Quando però si pone la domanda sugli “inquinamenti peritali” (citazione derivante dall’ordinanza-sentenza del giudice Rosario Priore), il sottosegretario risponde con un distinguo tra i giudici: quelli “buoni” che hanno creduto a una deflagrazione interna (deflagrazione che tuttavia ha lasciato intatti arredi al bagno dell’aereo, dove sarebbe stata collocata), e quelli “meno buoni”, come il giudice istruttore che sostenne l’azione di guerra in cui venne coinvolto il volo partito da Bologna il 27 giugno 1980 e caduto prima di atterrare a Punta Raisi portando con sé 81 persone. Ora, però, anche la sentenza civile di Palermo torna a parlare di chi documenti alterati, prove sottratte, omissioni e informazioni scorrette che i ministeri fornirono su quella notte. Detto con una sola parola, depistaggi.

(video di David Perluigi)