In Italia quasi il 70% dei comuni ha problemi geologici e idraulici, 1.700 sono a rischio frana, 1.285 a rischio alluvione, 2.596 presentano entrambi i rischi. I numeri, contenuti nel rapporto annuale Eurispes, raccontano un Paese fragile che ogni anno fa i conti con tragedie e annunci di interventi urgenti. Il costo per riparare i danni causati da frane e alluvioni è di oltre un miliardo di euro ogni anno: il Consiglio nazionale dei geologi calcola che negli ultimi 20 anni sono stati spesi circa 22 miliardi di euro per rimediare ai danni dei disastri naturali. Ma ora, con la manovra, il fondo ministeriale per il contrasto del dissesto idrogeologico rischia di essere tagliato.

Già lo scorso novembre la responsabile dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo bollò come cretinate le parole del ministro dell’Economia Giulio Tremonti: materia della contesa proprio il fondo ministeriale da un miliardo di euro stanziato, nonostante il no di Tremonti. Un tesoretto che ha consentito di stipulare con le Regioni accordi di programma per realizzare la messa in sicurezza del territorio. Ma che ora è seriamente a rischio. Nella manovra finanziaria, infatti, si prevedono nuovi tagli ai ministeri per 6 miliardi di euro entro il 2012 e sarà cancellato il miliardo di euro destinato al contrasto al dissesto idrogeologico. Nella conferenza Stato-Regioni di metà agosto Tremonti, alla richiesta di non toccare il fondo, aveva chiarito: “Sono altri gli equilibri da salvare”. Lapidaria la risposta di Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia: “Sotto le macerie poi contiamo i morti”.

Le regioni hanno già predisposto il piano di interventi triennale e ora si ritrovano senza finanziamenti. “Per la Puglia erano previsti 210 milioni di euro – denuncia Fabiano Amati, assessore regionale alla Protezione civile – 110 dal ministero, 100 dai fondi per le aree sottosviluppate”. Ora i 110 milioni rischiano di saltare. “Li denuncio per tentato omicidio colposo – minaccia Amati -. La Protezione civile giudica gli interventi programmati salva vita, provocare una tragedia penso sia la stessa cosa di non fare nulla per evitarla”.

I comuni coinvolti, in Puglia, sono 63, gli interventi, già pianificati 90. Un lavoro di oltre 9 mesi che potrebbe saltare se dovesse passare l’articolo 1 della manovra correttiva del governo Berlusconi. In commissione, senatori di maggioranza e opposizione, hanno presentato emendamenti correttivi per salvare quel miliardo di euro, ma sono stati bocciati. “Ci riproveremo in aula”, assicurano.

Solo nel 2009 gli interventi necessari in Puglia ammontavano a un miliardo e 600 milioni di euro, la cifra predisposta non risolve il problema ma affronta una situazione al limite. La situazione non cambia in Campania. Anche in questo caso è stato sottoscritto un accordo di programma per la pianificazione degli interventi. L’assessore regionale alle Opere pubbliche, Edoardo Cosenza, spiega: “Tagliare fondi ai ministeri non significare tagliare le spese, i ministeri tagliano i fondi che hanno e tra questi c’è quello previsto per il contrasto al dissesto idrogeologico”. Anche con la Campania il ministero aveva sottoscritto un accordo di programma: previsti 110 milioni di euro in attesa di altri 15 milioni. “Gli interventi previsti sono 120, se venissero confermati i tagli – conclude Cosenza – salterebbe il programma di interventi e il lavoro realizzato fino a ora. Non è una voce da tagliare: così si taglia sulla sicurezza dei cittadini”. La contesa politica continua in attesa della prossima tragedia.