Iva al 21% e patrimoniale, ecco le misure che il governo si appresta a varare come modifiche alla manovra. Le pensioni verranno toccate in un secondo tempo, forse a gennaio, forse ci metterà le mani sopra il prossimo governo, Bossi pare averla spuntata su tutta la linea. E’ dunque ormai chiaro quello che si discuterà lunedì mattina ad Arcore durante l’incontro tra il Senatùr e Berlusconi.

Il parametro più importante riguarderà senz’altro la totale ricalibratura del regime dell’Iva (le nuove aliquote saranno al 4,10 e, appunto al 21%) e la famosa “tassa sugli evasori”, partorita dalla fervida immaginazione del duetto Calderoli e Giorgetti e che ieri ha solleticato il sarcasmo di Emma Marcegaglia (“c’è la gara a chi mette la tassa più fantasiosa”), ma anche l’ira di Marchionne. Misure, dunque, destinate a creare ulteriori malumori anche nella maggioranza; i frondisti si dicono “allibiti” e si preparano a una dura battaglia parlamentare, sempre che il dibattito non venga strozzato dal doppio ricorso alla fiducia, come, invece, appare più che probabile. Quel che sembra sempre più certo con il passare delle ore è l’imminente uscita di scena di Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia, possibilista sulla ricalibratura dell’Iva, meno – molto meno – su tutto il resto, sta subendo l’onta quotidiana di uomini e donne vicini al Cavaliere che ne chiedono a gran voce le dimissioni; ieri lo ha fatto Sandro Bondi, oggi è stata la volta di Daniela Santanchè.

A meno che il professore di Sondrio non accetti di piegare la testa e di essere ridotto sullo stesso piano degli altri ministri, da Maroni alla Carfagna, nonché di vedersi togliere a breve molti dei suoi “superpoteri”, le dimissioni a breve rimangono l’unica strada percorribile. Dopo l’approvazione della manovra, infatti, Berlusconi ha in mente di spacchettare in tre parti il ministero dell’Economia ritornando al vecchio schema ministeriale precedente alla legge Bassanini, quando i capitoli di spesa e di entrata del paese erano divisi in Tesoro (spesa), Finanze (che incassava) e Bilancio (che metteva insieme entrate e uscite).

Ovviamente, la nuova ripartizione sarà accompagnata da un adeguato restyling d’immagine e dizione, ma il senso politico starà tutto nell’evitare di commettere nuovamente l’errore di mettere nelle mani di una sola persona i cordoni della borsa dell’intera nazione. Del possibile spacchettamento del ministero dell’Economia nel governo si discute da tempo, ma prima Berlusconi (quando difendeva Tremonti), poi Bossi e infine Napolitano hanno sempre scongiurato che si tornasse all’antico. Ora le dimissioni di Tremonti potrebbero agevolare almeno la revisione della struttura del ministero, senza arrivare ad una modifica della Bassanini che farebbe, invece, lievitare ulteriormente il capitolo delle spese della politica. Insomma, dopo l’incontro ad Arcore, l’attesa non riguarderà più solo i termini dell’accordo tra Bossi e Berlusconi, ma quello che farà il ministro dell’Economia, se accetterà di mettere la firma su una manovra di fatto ormai non più sua e se se la sentirà  di obbedire ai “consigli” che gli sono arrivati in ultimo persino dalla Santanchè. Chi lo conosce bene si aspetta di vedere davvero tutto un altro film.