Sardegna chiama Sardegna si concentra su un nuovo modo di fare attivismo politico: un momento aperto a tutti
Sardegna chiama Sardegna ha deciso di concentrarsi, nel suo momento di formazione annuale, aperto a tutti, su un nuovo modo di fare attivismo politico in Sardegna. Vogliamo che nasca una pratica ed una teoria nuova, adatta al territorio, che prenda ciò che di meglio esiste al mondo, per cui invitiamo tutti, amici e nemici, quasi amici e quasi nemici, a ragionarne con noi.
Per raggiungere l’obiettivo è utile sapere contro cosa combattiamo. Per me combattiamo contro i notabili/cacicchi. Al termine “notabili”, spesso utilizzato, aggiungo “cacicchi”, in quanto notabile mantiene una sua certa positività. Notabili-cacicchi sono uomini e donne (meno) i quali occupano la quasi totalità degli spazi istituzionali importanti, i quali non sono pochi, data la popolazione.
Il loro essere nelle istituzioni deriva principalmente dall’essere attenti raccoglitori di preferenze, per cui il giorno dopo le elezioni, anche nel caso siano andate bene, ci si concentra, invece che nel nuovo ruolo acquisito, nel miglioramento e allargamento del bacino di preferenze stesso. Spesso questo pacchetto di preferenze è legato alla rappresentanza di uno o più comuni, in alcuni casi di alcuni quartieri. Molti di loro non hanno altra occupazione, oltre quella fornita dall’attività politica.
La collocazione dei notabili/cacicchi nel cosiddetto “centrodestra” o “centrosinistra” può essere “definitiva” o “variabile”, a seconda delle inclinazioni familiari, giovanili, o anche del territorio di riferimento. Nella sostanza il metodo di gestione del potere, nel caso lo si abbia, non cambia molto.
Innanzitutto, il potere viene gestito per fare del bene (in senso lato: fare arrivare risorse) ad un territorio. Al di là dei risultati di lungo periodo. Il lungo periodo è bandito, non esiste. In secondo luogo, il potere è la gestione del potere stesso, funzionale alla riproduzione delle filiere del consenso del singolo notabile, o del suo clan, che in alcuni casi è una organizzazione politica, o una parte di una organizzazione politica.
La filiera del consenso si tiene viva con una presenza costante, invasiva dal punto di vista comunicativo, che lascia poco spazio alla riflessione ed alla visione. In quasi tutti i casi la filiera del consenso si fortifica con misure “clientelari” in senso largo, non penalmente rilevanti (sino a prova contraria), cioè con trasferimento di risorse pubbliche e opportunità occupazionali, o opportunità di accesso alla sanità pubblica o privata, a determinate persone o organizzazioni.
Non tutti i notabili-cacicchi siedono nei consigli comunali o in quello regionale, e non tutti sono assessori o sindaci. Si può essere “premiati”, in cambio di un pacchetto di voti, con una consulenza, col finanziamento di un progetto o un incarico di altro tipo in enti, istituti, agenzie, consorzi, uffici di gabinetto, province etc. Il merito conta relativamente, nel senso che è relativo che lo si abbia o no.
Occorre, a questo punto, fare alcune precisazioni. Un contesto politico sì fatto il potere vero, quello che prende le decisioni importanti, spesso non lo intercetta, e se lo intercetta non lo contrasta. Si adegua, abbozza, fa dichiarazioni di circostanza, ma al potere vero il notabile-cacicco si genuflette. Altrimenti è fuori.
Naturalmente, questa politica nel lungo periodo porta alla morte di un territorio (sia essa nazione, regione o stato). Che è poi quello che stiamo vivendo, per tanti aspetti, in Sardegna. Nel 2004 per la prima volta presi il treno che da Ha Noi porta vietnamiti e stranieri a Sa Pa, al confine con la Cina. Ci impiegai 12 ore. Qualche giorno fa è stato inaugurato un servizio per cui bastano 2 ore e mezzo per raggiungere Sa Pa da Ha Noi. Cosa si è inceppato qua? Perché siamo fermi?
Ma in cosa consiste il “nuovo attivismo”? Mi limito ad alcune punti:
– L’attivista si deve pensare come “organizzatore democratizzante”, cioè come un organizzatore consapevole che attiva un pezzo di società, o di territorio, con pratiche e metodi che permettano che l’attività, ed il processo innescato, vadano oltre il singolo organizer. Insomma, il contrario del notabile/cacicco;
– L’organizer deve partire da una mappatura del contesto nel quale vuole intervenire: quali sono gli attori in campo, dove sta il potere, sino a dove ci si vuole spingere, quali obiettivi a breve, medio e lungo termine raggiungere;
– L’organizer deve pensare alle istituzioni, ma non solo alle istituzioni. Le istituzioni da sole non bastano a cambiare la società, ma da esse non si può prescindere;
– Un organizer pensa alle alleanze: sociali, politiche, istituzionali. Con chi la pensa come noi si fa una organizzazione politica, ma per ora per essere presenti con politiche di massa nella società abbiamo bisogno di alleanze;
– L’organizer deve essere generoso, coraggioso, rigoroso e altruista. Dobbiamo superare sia le pratiche “estetiche” sia quelle “testimoniali”. Non si fa politica per essere a posto con la propria coscienza, né per avere visibilità.
Un attivismo di questo tipo porterà la Sardegna fuori dal feudalesimo politico che viviamo. Invitiamo tutte le persone interessate a ritrovarsi a Nurapolis, il 12 e 13 settembre, ed in ogni comune dal 14 settembre, al di là delle appartenenze di sigle. Ritroviamoci nelle pratiche.