Due anni fa fece molto discutere la lettera di Pier Luigi Celli, direttore generale dell’Università Luiss, al figlio Mattia e a tutti i meritevoli figli d’Italia. Celli lanciò dalle colonne di Repubblica il suo accorato appello: “Figlio mio, lascia questo Paese. Il tuo Paese non ti merita. Finiti i tuoi studi, scegli di andare dove hanno ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati”.

A due anni di distanza che fine ha fatto Mattia? Nonostante le ripetute e insistenti raccomandazioni, Mattia neo ingegnere non ha sentito ragioni. Lui ha scelto il nostro Paese e una delle nostre aziende più rappresentative per lavorare: la Ferrari.

Non è il primo cognome noto in quel di Maranello. Qualche settimana fa, nelle pieghe delle intercettazioni, è spuntato il figlio di Luigi Bisignani, assunto per curare le sponsorizzazioni. In quell’occasione Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, ascoltato dalla procura ha dichiarato: ”Venni a sapere che il figlio di Bisignani lavorava per la Renault, e ciò perché Bisignani è amico di Briatore; l’anno scorso, dal momento che ci serviva un ragazzo giovane che trattasse con gli sponsor, dissi a Domenicali di incontrare il figlio di Bisignani e di testarlo; il ragazzo è poi stato assunto e mi dicono che il ragazzo sia in gamba”.

Qualcuno maliziosamente potrebbe pensare che, anche nel caso del giovane Celli, il presidente della Ferrari ed ex presidente della Luiss sia venuto a sapere di un ragazzo in gamba. Ma il professor Pier Luigi Celli, interpellato sulla questione, non ha dubbi: “Mio figlio ha cercato per conto suo. Mi manderebbe a quel paese se sapesse che ho interferito”. Insomma nessuna facilitazione. “E’ un ingegnere meccanico, si è laureato in cinque anni con 110 e lode e ha fatto una tesi di ricerca su una turbina per un motore aereo. Ora se ricordo bene fa pianificazione e controllo della produzione che non c’entra con quello che ha studiato, visto che è progettista, ma magari dopo farà un MBA, qualcosa che ha a che fare con l’economia”. Un esempio di meritocrazia, nonostante il professor Celli debba constatare che “trovare un lavoro è una missione impossibile per chi non ha una famiglia che lo aiuta”. Questione di stipendio sia chiaro: “Le retribuzioni sono molto basse e quando fai uno stage devi avere una famiglia alle spalle”.

E’ la dura vita del “precario”, persino per uno che si chiama Celli. “Ha fatto uno stage in Avio, poi un tirocinio e ora è in Ferrari”. E senza alcuna raccomandazione: “Quando è andato all’Avio neanche sapevo che esistesse un’azienda che si chiama così”. E pensare che era un’azienda Fiat poi venduta a una partecipata di Finmeccanica. Alla fine Celli è costretto a ricredersi. Certo “le raccomandazioni sono ancora una cultura abbastanza rilevante se teniamo conto che cinque milioni di posti di lavoro sono controllati direttamente o indirettamente dalla politica. I più bravi spesso vanno all’estero proprio perché lì ottengono riconoscimento e non gli chiedono di chi sono figli”. Chissà poi se tra un paio d’anni Celli scriverà una lettera per esaltare i giovani talenti che vengono assunti dalle principali aziende. italiane. Per merito, ovviamente.

di Donatella Rolandini