Francesco De Molfetta, "Fatman", 2010, resina, vetroresina e vernici da carrozzeria (100 x 90 x 120 cm)

“Tra il sublime e l’idiota”. E’ il titolo della mostra appena inaugurata nelle Sale Napoleoniche di Palazzo Parisani Bezzi in occasione del 50° anniversario della Biennale Internazionale dell’Umorismo di Tolentino dal curatore Luca Beatrice, uno dei più acuti e visionari tra i critici attuali. Il tema espositivo è “L’umorismo nell’arte contemporanea italiana”, e su questa traccia il curatore ha scelto 29 artisti che nella loro carriera hanno saputo usare il linguaggio dell’ironia per affrontare in chiave critica il reale. Decisamente non convenzionale il percorso, che spazia da un tragicomico megafono amaro di denuncia sociale a un dissacrante assoluto, che davvero muove alla risata. Video, installazioni, sculture, disegni e dipinti dialogano tra loro e con le sale settecentesche che li ospitano tra affreschi, arazzi, quadri, mobili e arredi d’epoca dando vita a un allestimento decisamente originale. “In un momento storico nel quale spesso la realtà assume contorni grotteschi – spiega Beatrice – non ci resta che ridere, e anche l’arte contemporanea decide di non prendersi troppo sul serio e di divertire divertendosi”.

Di sicuro la mostra, aperta fino al 2 ottobre, è una sorta di sberleffo, quasi uno sbeffeggiare l’arte nella sua falsa funzione di rappresentare le elite, ma anche una proposta per trasformare l’immaginario, allargarlo con l’ironia, da sempre efficace strumento conoscitivo, ora anche oggetto estetico. E pop: ibridazioni di linguaggi e media, metafore, simboli, allegorie, icone caricate di un particolare humour assumono atteggiamenti provocatori, talvolta ingenui e naif, altre volte più critici, derisori, paradossali. Un esempio? La scultura di Alex Pinna Fucked Bird propone un inaspettato finale per l’infinita rincorsa tra Willy il Coyote e Beep Beep schiacciando quest’ultimo sotto un’incudine. O Francesco de Molfetta, che fa ingrassare il super eroe pipistrello trasformandolo in Fatman. Sandro Chia invece rilegge la mitologia classica dipingendo un cigno spudorato che importuna Leda (Leda and the Swan) mentre Lorenzo Scotto di Luzio porta l’installazione nella quale un pollo viene massaggiato al ritmo incalzante delle frasi che si sentono durante i vernissage: “Bella mostra, complimenti, ecc…”.

E poi c’è Aldo Mondino, un cult nell’ambito dell’arte “ironica”, cui è dedicata un’intera sala. I lavori appartenenti alla sua “fase ludica” sono tutti presenti, e tra questi anche la scultura Mamma di Boccioni e il lampadario Jugend Stilo. Buon divertimento insomma.